Gira e rigira alla fine sempre con il nostro spaventoso debito pubblico si devono fare i conti. Secondo chi ha voluto fare i calcoli, cresce di 2.100 euro ogni secondo, più di quanto porta a casa una famiglia media al mese. Siamo circa al 132 per cento del nostro Pil, cioè della ricchezza prodotta in un anno. Adesso c’è una sorta di invito collettivo a spendere. Esistono stime abbastanza sensate (e prudenti) secondo le quali il rapporto debito pubblicoPil dovrebbe salire rapidamente da 132 a 150-160. Quindi appena passata questa stagione, con le sue paure e i suoi terrori, bisognerà cercare di rientrare, di scendere cioè da quota 150160 almeno verso 120.

È curioso che il dibattito pubblico giri intorno all’idea che per rilanciare l’economia adesso serva ridurre le imposte. Questa cosa è sempre vera: tagliare le imposte fa bene all’economia, alle persone e alle aziende. In questo momento, però, ogni riduzione di imposte non potrà che essere scenografica e temporanea: la prospettiva di medio periodo (dieci anni?) è quella di un aumento, a meno di non voler vedere l’Italia correre verso il fallimento. E le strade non sono molte. Si riducono a due:

1 - Una mini-patrimoniale annuale, da ripetere appunto per una decina di anni.

2 - Un aumento secco e immediato delle aliquote fiscali. Ma e il dibattito in corso sulla riduzione delle imposte? Pura aria fritta. Lo Stato italiano aveva conti molto sballati già prima dell’emergenza Covid-19. Adesso le cose si sono solo aggravate. Purtroppo, non siamo stati sobri (e un po’ avari) quando si sarebbe potuto. Adesso servirebbe spendere molti soldi (scuola, strade, ponti, sostegno ai ceti deboli, ecc.), ma li abbiamo già spesi prima. La storia ha voluto beffarci e adesso siamo in piena decrescita. A essere ottimisti sono rimasti solo i politici. Non a caso da qualche settimana ci si lamenta perché si fanno molte promesse, ma poi i soldi non arrivano. E non arrivano perché non ci sono e non si possono fare debiti come se il domani non esistesse. Esiste, e non sarà tanto piacevole.