Una lunga storia, fatta di innovazione. Anno 1947, Bruno Soavi fonda a Parma quello che oggi è il sito produttivo di Gea (nella foto), realtà leader nella progettazione e nella realizzazione di omogeneizzatori ad alta pressione. La svolta negli anni Novanta, quando lo stabilimento viene acquisito dall’azienda danese Niro Atomizer per entrare poi a far parte – nel 1993 – del gruppo multinazionale tedesco Gea. Da quel momento la crescita è continua, così come è cresciuta la rilevanza di Parma all’interno del gruppo. Il polo emiliano impegna 150 persone in 20mila metri quadrati di spazio dedicato alla produzione. Ed è proprio a Parma che sono nati circa 10mila macchinari attualmente in funzione in tutto il mondo.

«Numeri – la premessa dell’azienda – che testimoniano una lunga carriera nel segno dell’eccellenza, con uno sguardo sempre rivolto all’innovazione e alla soddisfazione delle diverse esigenze dei clienti». Proprio la capacità di innovare è la leva fondamentale, per Gea. Il settore lattiero-caseario è quello che meglio sfrutta l’omogeneizzazione ad alta pressione, «che genera – spiega l’azienda – numerosi benefici per il latte e i prodotti derivati come yogurt, gelato e formaggio spalmabile, ma anche per derivati alternativi come il latte vegetale».

Allo stesso modo tale processo «è diffuso in industrie come quella del food & beverage e sta emergendo in nuovi campi di applicazione, contribuendo alla trasformazione di prodotti sostenibili e d’innovazione come cellulosa e nanotubi di carbonio». Il segreto è da ricercare soprattutto in uno dei componenti, la valvola omogeneizzante: quest’ultima «permette di evitare fenomeni di separazione di particelle e di facilitare digestione ed assimilazione dei principi nutritivi, in particolare per quanto riguarda prodotti per l’infanzia e nutraceutici». È ciò che in gergo tecnico si definisce aumento di stabilità, «uno dei più importanti effetti che si possono ottenere attraverso l’applicazione del processo. Il risultato finale è da ricercare in proprietà organolettiche, gusto, lucidità di colori e resistenza al decadimento migliori rispetto alle caratteristiche iniziali».

L’innovazione, si diceva. Se gli omogeneizzatori della serie Ariete rappresentano la tecnologia più avanzata nel campo delle macchine ad alta pressione e delle soluzioni personalizzate – sono ideali per lavorare prodotti del settore lattiero-caseario, del food & beverage, farmaceutici o chimici – la novità è il ‘Gea XStream Lab Homogenizer’, omogeneizzatore da bancone progettato per portare a termine test in laboratorio. «La stretta collaborazione con i centri di ricerca dei maggiori clienti e i continui miglioramenti in fatto di innovazione tecnologica – precisa Gea – ci consento di offrire soluzioni sempre all’avanguardia». Il nuovo ‘Process Technology Center’, recentemente ristrutturato, con sede a Parma di fianco al sito produttivo, «è un’autentica risorsa per i clienti che possono valutare le performance del processo di omogeneizzazione direttamente sul campo con dei campioni del loro prodotto».

È un tratto distintivo di Gea, quest’ultimo: i clienti vengono accolti in azienda «e supportati dal nostro staff anche nella definizione delle più efficienti condizioni di processo per garantire ‘scalabilità’ del risultato anche su portate industriali». C’è un rapporto diretto, quindi. Favorito dalle sempre più raffinate competenze in analisi microbiologica maturate a Parma. Dove, di pari passo con l’attenzione crescente verso i continui aggiornamenti tecnologici, si lavora con l’obiettivo di fornire soluzioni ecocompatibili. È un’altra priorità, per Gea.