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11 apr 2022

Ucraina e guerra del gas: piano anti-Putin di Draghi. Accordo con l'Algeria: cosa prevede

Draghi: "Intesa per aumentare le esportazioni". Fino a 9 miliardi di metri cubi all'anno. La mappa dei gasdotti strategici

11 apr 2022

Roma, 11 aprile 2022 - Guerra in Ucraina e dipendenza dal gas russo: Mario Draghi traccia la rotta dell'Algeria. Il premier vola ad Algeri con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per ridurre “il prima possibile” la dipendenza energetica dell’Italia dal gas di Putin. E firma un accordo. Obiettivo: rafforzare gli accordi con il Paese africano aumentando la fornitura del gasdotto TransMed che via Tunisia porta il metano a Mazara del Vallo, in Sicilia. Da Kiev arriva subito il commento di Andrii Yermak, capo dell’Ufficio del presidente ucraino: “La diplomazia di Zelensky funziona”.  “Ricordiamo a ciascun Paese l’importanza di bloccare le entrate per le risorse energetiche nel bilancio russo”, aggiunge Yermak, menzionando l’intervento di Zelensky al Parlamento italiano, il viaggio di Draghi in Algeria e il fatto che “l’Italia riceve circa il 40% delle importazioni di gas dalla Russia. E ora sta cercando di diversificare le forniture”. 

Il premier Mario Draghi in Algeria (Ansa)
Il premier Mario Draghi in Algeria (Ansa)
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Le parole di Draghi

"I nostri governi hanno firmato una Dichiarazione d'Intenti sulla cooperazione bilaterale nel settore dell'energia. A questa si aggiunge l'accordo tra Eni e Sonatrach per aumentare le esportazioni di gas verso l'Italia", ha detto Draghi dopo la firma dell'intesa con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

Che cosa prevede l'accordo

L'accordo tra il presidente di Sonatrach, Toufik Hakkar, e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi - informa il gruppo italiano in una nota - prevede che si "utilizzerà le capacità disponibili di trasporto del gasdotto (Transmed, ndr) per garantire maggiore flessibilità di forniture energetiche, fornendo gradualmente volumi crescenti di gas a partire dal 2022, fino a 9 miliardi di metri cubi di gas all'anno nel 2023-24". Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha specificato che l'accordo non termina nel 2024 ma il flusso sarà costante o su una rampa che andrà a crescere: da Algeri avremo circa 3 miliardi di metri cubi in più di gas subito, altri 6 nel 2023 per arrivare a 9 miliardi, circa 3 miliardi di gas e 3 di Gnl".

Angola e Congo

L'offensiva diplomatica di Draghi  proseguirà nei prossimi mesi e, secondo quanto si è appreso, porterà a breve il presidente del Consiglio a visitare Angola e Congo già entro la seconda metà di aprile. 

Botta e risposta con Mosca

“Firmeremo un accordo importante sul gas che ci permetterà di fronteggiare gli eventuali ricatti russi sul gas”, aveva affermato ieri il titolare della Farnesina a Maddaloni, nel Casertano dove ha inaugurato un punto di ascolto della Croce Rossa per i profughi. Parole che hanno suscitato la reazione di Mosca: “Non è la Federazione Russa a ricattare l’Europa con il gas, ma piuttosto è l’Ue che ricatta la Russia con sanzioni e forniture di armi a Kiev”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

Guerra del gas: Draghi in Algeria per aumentare le forniture
Guerra del gas: Draghi in Algeria per aumentare le forniture

La mappa dei gasdotti

Sono cinque i gasdotti principali che riforniscono l'Italia. Passo del Gries, per il gas in arrivo dal nord Europa; Tarvisio in Friuli, piccolo paese di montagna al centro della guerra del gas, da qui arriva quello importato dalla Russia;  in Sicilia Mazara del Vallo e Gela, da Algeria, Libia, etc; a Melendugno (Lecce) il gasdotto Trans-Adriatico Tap, per il gas in arrivo dall'Azerbaijan.
 

Federmetano minaccia sciopero


Dante Natali, presidente di Federmetano, osserva con interesse la strategia diplomatica del governo - "certo utile per il Paese" - ma ribadisce: "Per il nostro settore la situazione non cambia. Da ottobre chiediamo al governo una serie di misure per aiutare gli operatori. Già il 10%, 150 su 1.500, hanno chiuso, altri hanno ridotto gli orari. Ciascuno di noi prova a far fronte alla situazione come può. Il metano è l'unico carburante che non è stato aiutato, nel corso di cinque decreti legge non è stato preso alcun provvedimento". Tra le richieste presentate a ottobre, Natali mette per prima "la riduzione dell'Iva dal 22 al 5%, provvedimento che equiparerebbe interventi già fatti per altri carburanti". 

Ricorda il presidente di Federmetano: "Dal 2 ottobre, il metano si paga due-tre volte in più rispetto a ottobre 2021. Continuiamo a sperare che il governo prenda atto di questa situazione di estrema gravità e ci venga incontro. Fino ad oggi non abbiamo avuto riscontri. Se continueranno a ignorarci, arriveremo inevitabilmente a fare quello che fino ad oggi abbiamo evitato, con senso di responsabilità, cioè a scioperare".

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