Massimo Garavaglia (Lapresse)
Massimo Garavaglia (Lapresse)

Roma, 2 settembre 2019 - Massimo Garavaglia, 50 anni, bocconiano, fedelissimo di Giorgetti, è viceministro all’Economia per la Lega e chiede di sforare il tetto di deficit del tre per cento per le spese in infrastrutture. E a chi dall’opposizione in questi giorni sembra tifare per lo spread più che per gli interessi del Paese dice: «Attenzione che se andiamo alle elezioni per voi sarà un bagno di sangue».

Conti pubblici, Tria: "Impegni Ue vanno rispettati. Convinceremo le agenzie di rating"

Fitch scrive: «Troppo debito, troppi annunci costosi e rischio voto anticipato». È uno scenario verosimile?

«Il vero problema, più che il debito e i troppi annunci, è la bassa crescita. Noi vogliamo cambiare la politica economica del passato che ci ha portato in questa situazione e far crescere il Pil più del debito. A quel punto lo scenario evocato da Fitch non esisterebbe più. Sarà un autunno caldo ma ce la faremo».

Di Maio teme un attacco dei mercati a settembre, è d’accordo?

«I mercati si aspettano i fatti, non bastano le interviste. Finché non saranno presentati la nota di aggiornamento e la legge di bilancio è inevitabile che ci sia molta incertezza. Smetterà quando daremo messaggi molto chiari».

Il ministro Tria ripete: «Gli impegni con l’Ue vanno rispettati, convinceremo agenzie di rating e mercati con le nostre azioni». Significa che rimarrete a bocca asciutta?

«No. Tria vuole dare un messaggio chiaro di legislatura e avviare già nella legge di bilancio Flat tax, pace fiscale e reddito di cittadinanza».

Come ci riuscirete? Ottenendo ulteriore deficit da Bruxelles?

«Tratteremo con l’Europa come sempre fatto».

Chiedendo anche di superare il tetto del tre per cento per gli investimenti in opere pubbliche e infrastrutture?

«Questa deroga è una nostra priorità ancor prima dei tragici fatti di Genova. Abbiamo la possibilità di farcela ma per riuscirci dobbiamo essere credibili e uniti».

In questo scenario così difficile che Flat Tax avremo?

«Abbiamo deciso di partire con le partite Iva e le piccole imprese ma non vogliamo fermarci lì e speriamo di poter arrivare alla detassazione degli utili reinvestiti. Gli investimenti e l’avvio della Flat Tax possono dare una scossa al Pil».

Ritiene possibile che sia partito un attacco alle nostre spalle per scalzare il governo gialloverde, come nel 2011?

«Non ho gli elementi per dirlo. Certo è paradossale che l’opposizione in modo provinciale sembri tifare per lo spread e contro gli interessi del Paese. E non si capisce a quale scopo anche perché l’alternativa sarebbero le elezioni, un bagno di sangue per il Pd e soci».

C’è un allarmismo ingiustificato?

«Senza dubbio. Per uscirne bisogna ripartire al più presto dagli investimenti e dobbiamo consentirli anche a quei comuni che hanno un avanzo di bilancio. Solo questa misura vale un miliardo».

Come sono i rapporti con l’M5S?

«Sulle pensioni d’oro le divergenze sembrano molto grosse… Il punto è stabilire cosa s’intende per pensioni d’oro, si parla di una soglia di quattromila euro. L’eventuale taglio non deve dipendere dalla cifra ma solo dai contributi versati. Con l’M5S supereremo le divergenze… Anche se in ogni squadra ognuno gioca la sua partita».

Lei più volte ha chiesto di modificare le regole regionali sulle spese sanitarie, esentando dai tagli quelle virtuose. Di fronte però ha trovato un muro…

«Ne ho parlato con il ministro Grillo e troveremo la soluzione. Con la nostra proposta le Regioni del nord non sarebbero costrette a licenziare 5000 persone di cui peraltro hanno bisogno. Le Regioni che hanno un piano di rientro hanno un problema diverso che non si risolve certo licenziando 5000 persone».

Che altre emergenze ci sono?

«Le Province non sono state più abolite ma il problema è farle funzionare. Chi fa la manutenzione delle strade? C’è un caos terribile e, anche se non è nel contratto di governo, dobbiamo trovare una soluzione».

Intanto sia lei che il vice ministro Castelli siete ancora senza deleghe. Perché?

«Non ne ho idea, ma ho talmente da fare che non mi interessa».

Non è che Tria non si fida?

«Figuriamoci, con Tria i rapporti sono ottimi».