Mike Walsh
Mike Walsh

Roma, 9 settembre 2019 - "Se il ventesimo secolo era governato da leader di persone, il ventunesimo sarà governato da leader che comprendono il rapporto tra le persone e le tecnologie". Mike Walsh, futurologo e ceo del laboratorio di innovazione globale ‘Tomorrow’, ha fatto tappa in Italia, a Cernobbio, per spiegare ai giovani manager del futuro come essere ‘leader algoritmici’. Il suo ultimo libro, ‘The Algorithmic Leader: How to be smart when machines are smarter than you’ (Come essere intelligenti quando le macchine sono più intelligenti di te) indica come prosperare in un mondo modificato da sistemi di intelligenza artificiale, dove i dati sono la materia stessa del potere. Consulente di istituzioni e multinazionali, tratteggia un futuro fatto di opportunità e insidie. Nuove élite, umani che estendono le proprie capacità psico-fisiche, ma anche il rischio di un universo distopico.
Quale è il principale trend dell’innovazione?
"L’impatto dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e degli algoritmi su tutto: dalla forma delle nostre organizzazioni, al modo in cui ci divertiamo e facciamo acquisti fino al processo decisionale dei leader". 
Come si fa a essere più intelligenti di una macchina?
"Sono due intelligenze differenti. Faccio un esempio: un architetto del futuro non disegna con la sua matita un edificio, ma ottimizza un algoritmo che lo fa al suo posto. La tecnologia non cancella il lavoro, lo cambia".
Il leader del futuro è colui che governa l’algoritmo?
"Ci sono due tipi di leader: quelli nati nell’era analogica, per i quali era importante avere carisma, conquistare la fiducia delle persone e, in sintesi, essere buoni venditori. C’era più tempo, si facevano piani a cinque-dieci anni. Nell’era digitale le cose cambiano costantemente e la competizione è globale. Essere un leader efficace in questo contesto richiede doti diverse e prendere una buona decisione può voler dire non decidere affatto, ma lasciare che una macchina la prenda per te. Un leader algoritmico comprende che la tecnologia cambia e potenzia il modo in cui si lavora. I leader analogici sono spaventati da tutto questo".
Forse qualche ragione ce l’hanno...
"Le aziende algoritmiche del futuro non sono un esercito di robot senz’anima, ma una comunità di umani da coinvolgere e motivare. Uno dei più recenti dilemmi per i leader in un’era di intelligenza artificiale è quando e come utilizzare gli algoritmi per gestire persone e team. AI, algoritmi e automazione potrebbero consentire di gestire più persone su larga scala, ma ciò non significa che avremo leader migliori. In effetti, potrebbe essere vero il contrario: la tecnologia ha il potenziale per far emergere il peggio di noi".
In che senso?
"Senza un’attenta considerazione, l’ambiente di lavoro algoritmico del futuro potrebbe finire come una distopia basata sui dati. Ci sono milioni di modi in cui gli algoritmi nelle mani di cattivi manager potrebbero fare più danni che benefici. Un esempio? Regolare costantemente la temperatura del colore dell’illuminazione dell’ufficio in modo che il sistema circadiano del tuo dipendente pensi che il tardo pomeriggio sia ancora mattina. I leader del futuro devono avere etica, principi e valori".
Parliamo dei politici, e delle fortune mediatiche costruite con l’uso del web, da Donald Trump ai Cinque Stelle. È la nuova democrazia digitale?
"Può esserci una democrazia digitale, ma non è fatta dai social media. La democrazia è quando usi la tecnologia per fare partecipare i cittadini alle decisioni, per renderli più informati. Siamo solo all’inizio della storia e mi pare che, per ora, si faccia un abuso della tecnologia, i leader usano i social media per diffondere bugie o fake news. Vedremo molti cambiamenti nei prossimi dieci anni. In Svizzera i cittadini sono sempre interpellati per votare su temi molto specifici che riguardano la comunità, questo modello, combinato con la tecnologia, sarà il futuro della democrazia digitale".
I giornali e i giornalisti non spariranno quindi...
"No, anzi. Il loro lavoro di informazione sarà sempre più importante contro le fake news".
Come ha trovato il livello digitale italiano negli incontri di questi giorni qui a Cernobbio?
"In Italia la cultura è ancora molto tradizionalista. Avete brand incredibili, ma dovete implementare la trasformazione digitale, puntare sull’intelligenza artificiale e sull’Internet delle cose, per rendere le aziende più produttive e competitive. Ma sopratutto puntare sull’educazione: le nuove generazioni sanno già cosa fare, hanno solo bisogno che vengano create le opportunità, gli altri devono acquisire nuove competenze".