Nel 2019 ha accompagnato 64 fusioni e acquisizioni per un valore complessivo di 11,4 miliardi di dollari. Lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners ha chiuso l’anno in testa alla classifica italiana della società specializzata Mergermarket per numero di operazioni seguite. Per fare un esempio degli ultimi mesi, lo studio ha assistito Tim nell’accordo con Vodafone per la condivisione della componente attiva della rete 5G, la condivisione degli apparati attivi della rete 4G e l’ampliamento dell’attuale accordo di condivisione delle infrastrutture di rete passive.

E’ necessaria, però, una premessa: lo studio legale è nato nel 1988 tra Milano, Roma e New York e opera in tutti i settori del diritto di impresa. Ha oltre 470 professionisti in 11 sedi, tra Italia (Roma, Milano, Bologna, Padova e Torino) ed estero (Abu Dhabi, Bruxelles, Hong Kong, Londra, New York e Shanghai). E negli ultimi anni è in continua crescita sul fronte dell’assistenza legale nelle operazioni di merger&acquisition;: nel 2018 nella classifica di Mergermarket era primo per numero di operazioni ma quinto per valore, mentre nel 2019 ha chiuso da secondo dietro allo studio BonelliErede.

«Siamo molto soddisfatti – spiega l’avvocato Alfredo D’Aniello (nella foto), partner dello studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners – La classifica di Mergermarket è una conferma del riconoscimento del nostro Studio nel mercato e dell’apprezzamento del nostro lavoro da parte dei clienti. Significa che stiamo facendo bene e che i clienti si fidano di noi. Tutto ciò ci dà la spinta anche per il futuro per continuare a lavorare bene e per restare al top nel settore dell’M&A;».

Da segnalare subito un aspetto: nel 2019 è diminuito in modo netto il valore delle operazioni rispetto al 2018 (-76,1%), ma il trend è generalizzato per gli studi italiani e anche a livello mondiale è calato del 6,9%. «Significa che il numero dei large deals è diminuito, forse complice anche il contesto geopolitico (situazioni quali la guerra commerciale tra Usa e Cina e i fantasmi della Brexit) che ha frenato gli entusiasmi dei grandi investitori – aggiunge D’Aniello – Di contro, assistiamo ad un interessamento sempre maggiore ai processi di M&A; da parte delle Pmi che guardano alle operazioni di acquisizione come strumento di espansione e sviluppo. È ovvio, però, che il valore complessivo delle operazioni, in questi casi, è più basso». Dall’osservatorio di Gop, comunque, notano un certo interesse da parte delle cosiddette Pmi per questo tipo di operazioni di finanza straordinaria. Operazioni che fino a pochi anni fa venivano considerate solo appannaggio delle grandi aziende.

«Gli imprenditori delle Pmi sono sempre più consapevoli che muoversi su questo fronte può accelerare il processo di internazionalizzazione – spiega D’Aniello – Da parte nostra vediamo un grande interesse da parte delle aziende italiane per le operazioni M&A; cross-border come strumento per penetrare nuovi mercati». Per il 2020, invece, si possono segnalare alcuni settori più in fermento di altri in Italia: «Vedo buone prospettive nel campo dei financial services, nel quale ci sono buone opportunità di sviluppo. Altri settori che potrebbero offrire nuove operazioni su questo fronte sono quello alberghiero e il farmaceutico», afferma D’Aniello.

Ma, più in generale, è difficile fare previsioni sul fronte del mercato M&A.; «In ogni caso, la consistente disponibilità di liquidità ed il costo basso del denaro potranno senz’altro favorire le acquisizioni. Vediamo comunque una pipeline ricca e interessanti opportunità di investimento e questo ci rende ottimisti per il 2020».