Eni si lancia nella fusione nucleare. Nel progetto un reattore chiamato Sparc
Eni si lancia nella fusione nucleare. Nel progetto un reattore chiamato Sparc

Roma, 9 marzo 2018 - Diversificare è una strategia importante nel settore energetico, soprattutto per una multinazionale del petrolio come Eni. Il petrolio e il gas sono e saranno ancora nei prossimi decenni il suo "core business", ma come ha deciso di mettere un piede nel fotovoltaico, ora Eni si muove anche nel settore della fusione nucleare. Un settore di prospettiva anche per perseguire una strategia di decarbonizzazione.

"Eni e Commonwealth Fusion Systems (Cfs), società nata come spin-out del Massachusetts Institute of Technology - dice la società del cane a sei zampe - hanno sottoscritto un accordo che permetterà a Eni di acquisire una quota del capitale di Cfs per sviluppare il primo impianto che produrrà energia grazie alla fusione". Cfs è stata costituita da un gruppo di ex ricercatori e scienziati del Mit che da anni è impegnato nelle ricerche sulla fisica del plasma e sulla fusione. Eni acquisirà il 25% (entrando così nel Cda) con un investimento iniziale di 50 milioni di dollari. La Cfsprevede di investire 100 milioni di dollari nei primi tre anni.

Le attività previste con Cfs si articolano in tre fasi: la prima prevede lo sviluppo di magneti a superconduttori ad alta temperatura, la seconda la realizzazione di un reattore sperimentale, la terza e ultima la costruzione ed esercizio del primo impianto industriale che possa garantire una produzione continuativa e remunerativa di energia da fusione. L'ingresso di Eni nella Cfs sarà perfezionato entro il secondo trimestre del 2018. "Contestualmente - dice la società petrolifera - Eni ha sottoscritto un accordo con MIT che consentirà alla società di svolgere congiuntamente programmi di ricerca sulla fisica del plasma, sulle tecnologie dei reattori a fusione, e sulle tecnologie degli elettromagneti di nuova generazione". "La fusione - ha detto l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi - è la vera fonte energetica del futuro, poiché completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti, ed è potenzialmente inesauribile. Un traguardo che noi di Eni siamo sempre più determinati a raggiungere in tempi brevi".  "Eni - ha aggiunto Descalzi - compie un notevole passo avanti verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative con un sempre minor impatto ambientale".

In molti hanno cercato di realizzare la fusione, ma sinora senza successo. All'MIT - in competizione con i centri di ricerca del maxiprogetto internazionale ITER che contano di arrivare alla fusione per il 2035 - sono convinti che stavolta sia la volta buona. Il progetto, concepito da ricercatori  dal Plasma Science and Reserach Center del MIT mirerà a sviluppare gli elettromagneti superconduttori di grande diametro i più potenti del mondo. I superconduttori sono il componente chiave che permetterà la costruzione di una versione molto più compatta di un dispositivo di fusione chiamato tokamak. I magneti, basati su un materiale superconduttore che solo di recente è diventato disponibile in commercio, produrranno un campo magnetico quattro volte più forte di quello impiegato in qualsiasi esperimento di fusione esistente, consentendo un aumento di oltre dieci volte superiore della potenza prodotta da un tokamak di una certa dimensione. 

Una volta che gli elettromagneti superconduttori saranno stati sviluppati da ricercatori del MIT e del CFS - il che che dovrebbero avvenire entro tre anni - il MIT e il CFS progetteranno e costruiranno un reattore a fusione di fusione compatto e potente (100 MW) chiamato SPARC, utilizzando quei magneti. L' esperimento sarà utilizzato per quella che dovrebbe essere una fase finale di ricerca che consentirà la progettazione dei primi impianti commerciali di fusione che producono energia elettrica al mondo. Se il reattore sperimentale avrà successo ne sarà costruito uno di taglia doppia. Tale impianto diventerebbe la prima vera centrale a fusione al mondo, con una capacità di 200 MW di energia elettrica, paragonabile a quella delle più moderne centrali elettriche commerciali. A quel punto, la sua attuazione potrebbe procedere rapidamente e con pochi rischi, e tali centrali elettriche potrebbero essere dimostrate entro 15 anni. Utilizzando magneti realizzati con il nuovo materiale superconduttore - un nastro d' acciaio rivestito con un composto chiamato ossido di ittrio-bario-rame (YBCO) - SPARC è progettato per produrre una potenza di fusione di circa un quinto di quella di ITER, ma in un dispositivo che è solo di circa 1/65 il volume. Il vantaggio finale del nastro YBCO, è che riduce drasticamente i costi, i tempi e la complessità organizzativa necessari per costruire dispositivi di energia di fusione netta, consentendo nuovi attori e nuovi approcci all' energia di fusione su scala universitaria e ad aziende private. Ed Eni c'è.