di Riccardo Bruni

Tra le tante certezze che il Covd ha sgretolato in un soffio, c’è anche l’irreversibilità del processo di migrazione verso la città. L’idea di un inurbamento inesorabile, di spostamenti sempre pià a senso unico, è entrata in crisi nel momento in cui lo smart working ha aperto una nuova frontiera. Tanto che le aree periferiche, fino alla campagna, hanno recuperato un certo fascino agli occhi dei tanti stufi di ingorghi, problemi di parcheggio e pessima aria da respirare.

Tornano di moda i borghi e le aree rurali. Ed è una grande opportunità. Ma affinché queste zone possano riprendere a popolarsi, è essenziale che il settore agroalimentare supporti questa inversione di tenendenza. E per farlo ha bisogno di una cosa: innovazione. È anche attorno a questo concetto che si muovono le iniziative coordinate dal segretariato italiano della Fondazione Prima, presieduto al Santa Chiara Lab di Siena dal professor Angelo Riccaboni, e dall’osservatorio Poi, che raccoglie esperienze, progetti e storie di chi ha saputo guardare avanti, scommettendo su un modello di agricoltore che utilizza con la stessa dimestichezza il rastrello e lo smartphone.

"La migrazione verso le campagne è un fenomeno concreto – spiega – ed è una grande opportunità. Ma affinché sia duraturo, ha bisogno di un ecosistema di imprese sostenibili capace di generare sviluppo dei luoghi rurali. Perché se c’è lavoro ci sono abitanti, se ci sono abitanti ci sono servizi". Nuove comunità, quindi. Una visione di futuro. Qualcosa che sta già avvenendo. "Fino a poco tempo fa tutti andavano a vivere in città – spiega Riccaboni – sembrava una tendenza inevitabile. Ora possiamo rallentare, tornare a dimensioni più umane. Ma questo si regge se l’agroalimentare funziona". Ed è un motivo in più per farlo funzionare.

Un settore che ha valore enorme, per fatturato, capacità occupazionale, ma anche per quello che rappresenta e la tradizione che custodisce. Il valore di un prodotto eccellente. "Abbiamo tutti imparato ad avere un legame più stretto con il cibo – sottolinea il professore – perché abbiamo capito che molte cose sono collegate al cibo. La nostra salute, per esempio. E la salute del pianeta.

Davamo per scontato poter mangiare qualsiasi cosa in qualsiasi momento e ovunque, ma non è così. E adesso che c’è un rinato interesse per la campagna, per tornare a vivere luoghi meno affollati, questa consapevolezza diventa ancora più importante. E determinante diventa la sfida di assicurare al settore agroalimentare un futuro stabile".

Un obiettivo che solo una strategia volta all’innovazione può consentirci di raggiungere. "L’innovazione è il grande tema di oggi – conferma Riccaboni – e dobbiamo accompagnare le aziende, piccole e medie, in questa direzione. Arriveranno molte risorse nei prossimi mesi, dobbiamo essere consapevoli di quanto sia necessario utilizzarle in questa direzione. Oggi è il grande tema. La nostra piattaforma Poi valorizza i casi di innovazione, tecnologica ma anche organizzativa. Dobbiamo accompagnare i nostri agricoltori a nuovi modi di presentare il prodotto, comunicarlo e venderlo. Dobbiamo aiutare le nostre imprese in una migrazione che consenta loro di essere più sostenibili non solo per l’ambientale, ma anche da un punto di vista economico e sociale".