di Lorenzo Frassoldati

La frutta fresca nel suo complesso è in crisi, con qualche eccezione (kiwi, mele, agrumi). Mentre la frutta secca continua a vivere un magic moment. Il sentiment dei consumatori si è capovolto alcuni anni fa. Da alimento demonizzato a toccasana per la salute (in quantità ovviamente ‘responsabili’). Da quel momento un graduale boom di consumi e di mercato per noci, mandorle, pistacchi, nocciole, arachidi che ha dovuto fare i conti col fatto che questi prodotti erano importati al novanta per cento. Da qui un risveglio produttivo e di progetti per produrre in casa quello che veniva da Stati Uniti, Cile, Nord Africa, Turchia, Iran, Cina. L’Emilia- Romagna è diventata la capitale della nocicoltura nazionale, grazie al progetto IN-NOCE, lanciato dalla riminese New Factor, che ne è capofila insieme alla cooperativa faentina Agrintesa. Diciannove aziende agricole coinvolte col sostegno del Psr della Regione. Oggi il polo della noce romagnolo conta una superficie totale di 313 ettari e un raccolto 2020 di 600 tonnellate. "In un momento di crisi come quello attuale il progetto Noci di Romagna offre interessanti prospettive agli agricoltori che vi aderiscono – spiega Alessandro Annibali, patron di New Factor –. La Romagna, grazie alla vocazione dei propri terreni, alle capacità e all’intraprendenza dei propri agricoltori, rappresenta un’area strategica dove sviluppare questa filiera per soddisfare buona parte del fabbisogno nazionale e perché no anche quello europeo".

La prima noce biologica italiana arriva invece dai filari del Delta del fiume Po. "Le vendite delle noci in guscio sono aumentate del 13,5% negli ultimi 12 mesi, e c’è sempre più interesse verso la produzione bio", spiega Gianluca Vertuani, presidente del Consorzio noci del Delta del Po. Altra novità in arrivo: Terremerse, grande gruppo cooperativo di Bagnacavallo (RA) ha avviato un importante progetto sul nocciolo per la messa a dimora di 600 ettari in 5 anni nelle regioni in cui la coop è più presente: Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria.

Dopo più di 40 anni tornano le arachidi 100% italiane. Il progetto è di SIS - Società Italiana Sementi di Bologna, facente capo a B.F. Spa (Bonifiche Ferraresi), che ha coinvolto Noberasco quale partner commerciale del progetto e Coldiretti. Si tratta di un programma ambizioso che parte con circa 18 ettari di terreno dedicato alla produzione e circa 8 ettari per la produzione di semi. Le noccioline americane di nome, ma tricolori d’origine, entreranno in produzione a partire dall’anno prossimo. Nelle mandorle la produzione nazionale è cresciuta del 20%, soprattutto al Sud (Sicilia, Campania). Nel 2019 c’è stato un boom negli scambi commerciali internazionali di frutta secca ed essiccata. Nel totale import di ortofrutta del 2019 (4,2 miliardi euro) più di un terzo è frutta secca (1,3 miliardi di euro, +19,4%). Anche le quantità crescono: da 247.000 a 280.000 tonnellate (+13,5%). Tra import ed export il giro d’affari sfiora 1,9 miliardi di euro (dati Fruitimprese).