Matteo Salvini e Luigi Di Maio (Ansa)
Matteo Salvini e Luigi Di Maio (Ansa)

Una, due o addirittura tre aliquote. Se tutte le forze politiche sono d'accordo sono una diminuzione delle tasse, il 'come' questo taglio viene effettuato è al centro del dibattito politico. E poco importa che l'oggetto del contendere sia la flat tax - che, come dice il nome ('tassa piatta') - dovrebbe semplificare il quadro degli scaglioni. Ma tra Lega e Movimento 5 Stelle non c'è intesa nemmeno su questo. 

IL PUNTO DI PARTENZA

Il modello di flat tax per cui ha spinto in campagna elettorale la Lega è quello realmente 'flat': un solo scaglione di tassazione al 15% per famiglie e imprese. Questo significa che il principio seguito è, di fatto, 'pagare meno, pagare tutti'. C'è la speranza, cioè, che dare un taglio netto possa invogliare molti contribuenti che oggi evadono il fisco a mettersi in regola. Ma, di questo, non v'è alcuna certezza. Se non che il costo di una misura del genere, secondo alcuni osservatori, superebbe i 60 miliardi.

Con il contratto di governo - e dunque nella trattativa con i 5 Stelle -, le aliquote sono diventate due, 15% (Irpef per famiglie) e 20% (Ires per le imprese), senza l'indicazione di scaglioni di reddito. Un primo successo è stato ottenuto dalla Lega per le partite Iva che già da quest'anno pagano il 15% sotto i 65mila euro di reddito. Ma il Carroccio, nel Def che si appresta ad essere presentato chiede di fare un altro passo abbassando al 15% l'Irpef per le famiglie sotto i 50mila euro di reddito lordi. Con la prossima finanziaria, si ritoccherebbe l'Ires per le imprese al 20%.

LA PROGRESSIVITA'

In tutto questo, è riemersa la parola 'progressività'. Ma che cosa si intende e perché è così importante?  Basta andarsi a rileggere l'articolo 53 della Costituzione: l’imposta che i cittadini, anche apolidi e stranieri, sono tenuti a versare è proporzionale all’aumentare della loro possibilità economica. Cioè, cresce con il crescere del reddito: è il meccanismo secondo cui chi possiede e guadagna di più, deve pagare più tasse allo Stato, che poi sarà responsabile di redistribuirle nella società, attivando servizi, anche per le classi meno abbienti. In questo senso - è la prima critica che muovono i detrattori - la flat tax non è una tassa progressiva, la percentuale è uguale indipendentemente dal reddito della famiglia o dell'impresa a cui è applicata. 

LA FLAT TAX E' INCOMPATIBILE CON LA COSTITUZIONE?

Detto ciò, la flat tax non è incompatibile con la Costituzione. A patto che ovviamente vengano mantenuti e rafforzati una serie di misure per renderla 'progressiva'. Alcune di queste misure sono una no tax area che salvaguardi i redditi più bassi (attualmente questo limite è fissato a 8.174 euro, ma potrebbe essere alzato) e un sistema di detrazioni fiscali che premi le classi di reddito inferiori