Una manifestazione di protesta per alzare la tassazione sui profitti delle multinazionali
Una manifestazione di protesta per alzare la tassazione sui profitti delle multinazionali
di Elena Comelli I ricchi sono davvero bravi a schivare il fisco. A rivelarlo è un’inchiesta del sito di giornalismo indipendente ProPublica, che ha avuto accesso a dati segretissimi dell’agenzia delle entrate Usa, l’Irs. Dall’inchiesta emerge che 25 paperoni americani nel quinquennio 2014-2018 hanno visto crescere la loro ricchezza di 401 miliardi, ma hanno pagato in tasse federali appena 13,6 miliardi di dollari, "pari a un’aliquota media del 3,4%". Andando indietro nel tempo, emerge che alcuni di loro addirittura in certi anni non hanno pagato nulla. Il fondatore di Amazon Jeff Bezos non ha pagato...

di Elena Comelli

I ricchi sono davvero bravi a schivare il fisco. A rivelarlo è un’inchiesta del sito di giornalismo indipendente ProPublica, che ha avuto accesso a dati segretissimi dell’agenzia delle entrate Usa, l’Irs. Dall’inchiesta emerge che 25 paperoni americani nel quinquennio 2014-2018 hanno visto crescere la loro ricchezza di 401 miliardi, ma hanno pagato in tasse federali appena 13,6 miliardi di dollari, "pari a un’aliquota media del 3,4%".

Andando indietro nel tempo, emerge che alcuni di loro addirittura in certi anni non hanno pagato nulla. Il fondatore di Amazon Jeff Bezos non ha pagato l’imposta sul reddito nel 2007 e nel 2011. Il fondatore di Tesla Elon Musk ha "saltato" il 2018. E il finanziere George Soros è riuscito a non pagare l’imposta federale sul reddito per tre anni consecutivi.

Al contempo, una famiglia media degli Stati Uniti, che negli ultimi anni ha guadagnato circa 70.000 dollari all’anno, ha pagato il 14% dei suoi redditi in tasse federali. Le coppie nella fascia fiscale più alta, che hanno messo a segno guadagni annuali superiori a 628mila dollari, hanno pagato un’aliquota del 37%. A differenza delle persone che traggono i loro guadagni da salari convenzionali, i miliardari spesso beneficiano di "strategie di elusione fiscale al di fuori della portata della gente comune". Proprio per questo, la loro ricchezza è spesso in gran parte basata sull’aumento del valore delle azioni e degli immobili che non sono considerati tassabili, a meno che non vengano venduti.

"Questi documenti demoliscono il mito cardine del sistema fiscale americano: che tutti paghino la loro giusta quota e che i più ricchi paghino di più", fa notare ProPublica. "I registri dell’Irs indicano al contrario che i più ricchi possono – in maniera perfettamente legale – pagare tasse sul reddito che sono solo una piccola frazione delle centinaia di milioni, se non miliardi, che riescono ad accumulare ogni anno".

Andando più nei dettagli, nei cinque anni presi in esame Jeff Bezos, che come fondatore di Amazon è diventato la persona più ricca del mondo, ha pagato al fisco poco meno dell’1% dei suoi guadagni, ovvero 973 milioni di dollari su un guadagno complessivo di 99 miliardi. L’americano che viene subito dopo di lui nella lista dei ricconi, il fondatore di Tesla Elon Musk, ha pagato un’aliquota fiscale reale del 3,27%, equivalente a 455 milioni di dollari, su un guadagno di 13,9 miliardi. Michael Bloomberg, l’ex sindaco di New York e fondatore dell’agenzia Bloomberg, ha pagato un’aliquota fiscale reale dell’1,3%, equivalente a 292 milioni, su un guadagno di 10 miliardi. L’investitore George Soros non ha pagato tasse federali sul reddito tra il 2016 e il 2018, come risultato delle perdite accusate dai suoi investimenti.

L’inchiesta arriva proprio nel momento in cui il presidente americano Joe Biden sta spingendo sul Congresso per aumentare le tasse agli americani più facoltosi, alzando le aliquote per i redditi più alti, ma anche questa riforma avrebbe poche ricadute sui guadagni dei ricchi, se riescono a far figurare un imponibile molto più basso del reale.