Giovedì 18 Luglio 2024
ANDREA GIANNI
Economia

Airbnb, scatta il maxisequestro della Finanza: “Evade le tasse sugli affitti”

Milano, le Fiamme Gialle bloccano 780 milioni alla piattaforma online. L’accusa: “Non ha pagato la cedolare secca”

Airbnb nel mirino della Gdf

Airbnb nel mirino della Gdf

Milano – Dietro le quinte c’è un braccio di ferro sul pagamento delle imposte tra Airbnb, che nel 2022 ha macinato utili record, e l’Italia. Una battaglia passata anche attraverso ricorsi alla Corte di Giustizia Europea e ora sfociata in una stangata per la piattaforma.

La Guardia di finanza di Milano ha eseguito infatti un sequestro preventivo di 779 milioni e 453 mila euro nei confronti di Airbnb Ireland Unlimited Company, titolare dell’omonima piattaforma di affitti brevi nonché di tre persone che hanno rivestito cariche di amministrazione tra il 2017 e il 2021, accusate dalla procura di Milano di frode fiscale: non avrebbero pagato la cedolare secca su canoni che ammontano a quasi 4 miliardi di euro.

Un provvedimento cautelare, firmato dal gip Angela Minerva, preceduto la scorsa estate da una maxi-contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate (la cifra più alta mai richiesta a una internet company dopo gli 870 milioni di Iva contestati a Meta) nei confronti del gruppo statunitense per violazioni della legge del 2017 che impone alle piattaforme web di agire da sostituti di imposta trattenendo il 21% sugli affitti incassati dagli host, cioè i proprietari degli appartamenti.

Ultimo capitolo di una serie di inchieste milanesi che hanno messo sotto la lente i giganti del web, da Google a Netflix, che poi hanno chiuso i conti col fisco. All’epoca Airbnb si era difesa sostenendo di supportare "il corretto pagamento delle tasse degli host applicando le norme europee per la dichiarazione dei redditi" e ribadendo la sua posizione, con riferimento alla battaglia giudiziaria contro la norma del 2017: "Airbnb non è soggetta alla normativa fiscale italiana". In questo quadro si inserisce il sequestro eseguito dalla Gdf.

Secondo gli accertamenti la società estera in Italia "non ha ottemperato agli obblighi introdotti" dalla legge del 2017, "sottraendosi – si legge in una nota del procuratore Marcello Viola – alla dichiarazione e al versamento (in qualità di sostituto d’imposta) di ritenute" per un ammontare pari all’importo sequestrato e "calcolate in misura del 21 per cento su canoni di locazione breve per 3.711.685.297 euro corrisposti nel periodo 2017-2021 dagli ospiti".

Sulla cifra miliardaria incamerata con gli affitti la società, è l’ipotesi, ha corrisposto ai proprietari degli immobili la cifra versata dai locatari "al netto della commissione addebitata per l’utilizzo della relativa infrastruttura digitale", omettendo di saldare i conti con il fisco italiano.

"L’obbligo in capo alla società estera di prelievo alla fonte e di successivo versamento del tributo è stato confermato dal doppio vaglio operato" sia dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sia dal Consiglio di Stato.

Una "deliberata" scelta aziendale di non conformarsi alla legge italiana motivata, annota il gip, anche dalla volontà di "non rischiare la perdita di fette di mercato in favore della concorrenza". Con danni, quindi, per "tutti gli altri operatori del settore che versano regolarmente tale imposta". Airbnb potrebbe provare a rivalersi sugli host, anche se questo passo aprirebbe la strada a migliaia di contenziosi. Gli accertamenti avevano fatto emergere alert come la presenza di nullatenenti o persone con bassi redditi ma titolari di diversi appartamenti in città d’arte o località turistiche.