Maurizio Landini, 60 anni, è segretario della Cgil dal gennaio del 2019. Per sette anni è stato il segretario della Fiom
Maurizio Landini, 60 anni, è segretario della Cgil dal gennaio del 2019. Per sette anni è stato il segretario della Fiom
di Antonio Troise "Non saremo spettatori". Il leader della Cgil, Maurizio Landini, lancia un segnale di guerra al governo da Roma, da una delle tante piazza italiane dove i sindacati hanno manifestato contro la manovra del 2022. Pomo della discordia, il primo step della riforma fiscale messo a punto dal ministero dell’Economia insieme con le forze politiche della maggioranza. Un meccanismo che proprio non va giù ai rappresentanti dei lavoratori. Soprattutto per un particolare: privilegia troppo il ceto medio e lascia a bocca asciutta i più poveri, fino ai 15mila euro, per i quali l’aliquota resta al 23%. Il taglio comincia dalla fascia compresa...

di Antonio Troise

"Non saremo spettatori". Il leader della Cgil, Maurizio Landini, lancia un segnale di guerra al governo da Roma, da una delle tante piazza italiane dove i sindacati hanno manifestato contro la manovra del 2022. Pomo della discordia, il primo step della riforma fiscale messo a punto dal ministero dell’Economia insieme con le forze politiche della maggioranza.

Un meccanismo che proprio non va giù ai rappresentanti dei lavoratori. Soprattutto per un particolare: privilegia troppo il ceto medio e lascia a bocca asciutta i più poveri, fino ai 15mila euro, per i quali l’aliquota resta al 23%. Il taglio comincia dalla fascia compresa tra i 15mila e i 28mila, con una riduzione dell’Irpef di due punti (dal 27 al 25%) e diventa più consistente (tre punti percentuali, dal 38 al 35%) per i redditi fra i 28mila e i 50 mila euro. Oltre questa soglia la tassazione passa al 43%, uno scaglione che attualmente scatta solo a 75mila euro. Salta, quindi, l’aliquota del 41% destinata oggi ai redditi oltre i 55mila euro.

I sindacati non hanno dubbi: il primo modulo della riforma fiscale non può partire che dai lavoratori e pensionati. Una strategia che i leader di Cgil, Cisl e Uil rilanceranno domani, quando si troveranno seduti allo stesso tavolo con il ministro dell’Economia, Daniele Franco, proprio per affrontare il nodo delle tasse. Anche dalla Confindustria non mancano i rilievi critici. A cominciare dalla dote messa in campo dall’esecutivo. "Otto miliardi sono pochi – spiega il numero uno degli imprenditori, Carlo Bonomi –. Ne servirebbero almeno 13". E la priorità, sempre secondo le imprese, non è tanto quella dell’Irpef ma del cuneo fiscale. "Occorrerebbe tagliare di due terzi i contributi a carico dei dipendenti e di un terzo quelli che gravano sulle imprese". E, invece, nella proposta dell’esecutivo, agli imprenditori vanno solo le briciole. Se si esclude il taglio dell’Irap destinati ai lavoratori autonomi e alle partite Iva, una riduzione che dovrebbe assorbire circa un miliardo di euro.

Diversa, ovviamente, la posizione del sindacato che punta soprattutto a dirottare gran parte degli 8 miliardi disponibili ai redditi da lavoro e da pensioni più bassi. "Non ci può essere un’operazione che tutela le fasce medio-alte lasciando zero fino a 15mila euro. È un’operazione ingiustificabile".

Da qui l’idea di ampliare ulteriormente la cosiddetta no-tax area e di agire sulle detrazioni e deduzioni fiscali, "un primo tassello in vista di una riforma equa e complessiva che per loro renda strutturale il taglio delle tasse", sentenzia Landini. Quanto alle imprese, sempre secondo il leader della Cgil, hanno poco da rivendicare: "Dal 2015 ad oggi hanno incassato qualcosa come 180 miliardi di euro senza condizionalità. Non è il momento di parlare dell’Irap".

Un po’ a sorpresa, a fianco dei sindacati, c’è anche il leader di Azione, Carlo Calenda, che boccia l’idea di utilizzare i 7 miliardi esclusivamente per l’Irpef: "Avrà effetti regressivi". Ancora critiche, infine, da Fratelli d’Italia, che punta l’indice sulla riforma del catasto prevista dalla manovra, sia pure con tempi medio-lunghi: "Sarebbe una doppia beffa per gli italiani. Non solo non si riducono le imposte ma si introduce una patrimoniale occulta", dichiara Giorgia Meloni.