Fisco, crescono le disuguaglianze. L’1% più ricco paga meno degli altri

Uno studio rileva che il sistema italiano "ha una progressività molto blanda" e premia chi guadagna oltre 500mila euro

Fisco, crescono le disuguaglianze. L’1% più ricco paga meno degli altri
Fisco, crescono le disuguaglianze. L’1% più ricco paga meno degli altri

L’1 per cento più ricco degli italiani (che detiene circa il 12% del reddito nazionale) paga – in proporzione – meno tasse rispetto al 99% dei contribuenti. E all’interno del 50% più povero, a essere "stangati" maggiormente sono i giovani tra i 18 e i 35 anni, che in dieci anni hanno perso circa il 42% del loro reddito. A dimostrarlo è uno studio condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in tandem con l’Università di Milano-Bicocca, fresco di pubblicazione sul Journal of the European Economic Association. "È il primissimo studio ad applicare all’Italia questa metodologia di ricerca innovativa che combina dati classici su questi temi, come dichiarazioni fiscali e indagini statistiche, col dato della contabilità nazionale – premette Alessandro Santoro, professore di Scienza delle finanze di Milano-Bicocca – . Questo consente di contenere una stima della distribuzione della ricchezza esaustiva, che ambisce ad includere anche l’economia sommersa". E a emergere è un dato di fatto: "Non solo il sistema fiscale italiano ha una progressività molto blanda, ma finisce per diventare ’regressiva’, premiando il 5% dei più abbienti". L’aliquota effettiva scende fino al 36% per chi guadagna oltre i 500mila euro annui. A pagare più tasse sono i lavoratori dipendenti, seguiti da lavoratori autonomi, pensionati e da chi vive soprattutto di rendite finanziarie e locazioni immobiliari.

"I 50mila italiani che compongono lo 0.1% più ricco del Paese detengono il 4.5% del reddito nazionale, con entrate medie superiori al milione di euro annuo, cifra che potrebbe essere raggiunta dal 50% più povero soltanto risparmiando l’intero reddito per 76 anni", spiegano i ricercatori. Confermata la disuguaglianza di genere, anche ai piani alti: in quell’1% più ricco del Paese le donne guadagnano circa la metà degli uomini. "C’è stata un’involuzione dei sistemi tributari dagli anni ’80 in poi, in Italia come negli Stati Uniti e in Francia – inquadra la situazione Santoro –. Si è via via abbandonata l’idea di un sistema basato su imposte personali sul reddito, con un’ampia base imponibile di tipo progressivo, per cui la quota di prelevato cresceva al crescere della ricchezza".

Alla base dello squilibrio "un’erosione della base imponibile, con una grande divisione tra redditi da lavoro e redditi da capitale, i primi tassati con aliquote progressive e crescenti, i secondi con aliquote fisse e basse". Secondo fenomeno: "I dipendenti vengono tassati integralmente mentre i redditi da lavoro autonomo e da imprese individuali spesso sfuggono alla tassazione e anche questo contribuisce alla disuguaglianza". E infine, "per far fronte a questa erosione e a questa evasione, sono aumentate le imposte sui consumi, che non sono differenziate sulla base dei redditi". Dallo studio un invito: "Per ridurre le disuguaglianze bisognerebbe prima di tutto intervenire sulle dinamiche del mercato del lavoro, perché il sistema fiscale è a valle, ma una riflessione sugli strumenti fiscali è opportuna, senza ideologia – conclude Santoro -. Anche sull’imposta patrimoniale sarebbe importante aprire un dibattito, sapendo che ha vantaggi e limiti. Non è la panacea, ma può essere uno strumento su cui ragionare".

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