Una protesta davanti a Montecitorio contro l’invio delle cartelle esattoriali
Una protesta davanti a Montecitorio contro l’invio delle cartelle esattoriali
I contribuenti possono respirare. Ancora qualche giorno e poi il governo dovrebbe fermare proprio sul filo di lana la valanga di cartelle esattoriali già pronta ai nastri di partenza negli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Lo stop all’invio delle lettere deciso dal precedente esecutivo per l’emergenza Covid, è scaduto ieri. Di fatto, da oggi, l’Agenzia potrebbe pretendere tutti i pagamenti attualmente sospesi e avviare le procedure di recupero come i fermi e i pignoramenti. Ma il condizionale, in questo caso, è di terzo tipo, cioè è poco più di una fantasia, dal momento che l’esecutivo guidato da...

I contribuenti possono respirare. Ancora qualche giorno e poi il governo dovrebbe fermare proprio sul filo di lana la valanga di cartelle esattoriali già pronta ai nastri di partenza negli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Lo stop all’invio delle lettere deciso dal precedente esecutivo per l’emergenza Covid, è scaduto ieri. Di fatto, da oggi, l’Agenzia potrebbe pretendere tutti i pagamenti attualmente sospesi e avviare le procedure di recupero come i fermi e i pignoramenti.

Ma il condizionale, in questo caso, è di terzo tipo, cioè è poco più di una fantasia, dal momento che l’esecutivo guidato da Draghi ha già deciso un nuovo slittamento dei termini fino al 31 maggio. Il leader della Lega, Matteo Salvini, si è subito intestato il provvedimento: "Ci sono oltre 30 milioni di cartelle esattoriali che rischiano di partire, sarebbe un massacro. Stiamo lavorando giorno e notte e conto di essere arrivato al risultato finale, di rinviarne la partenza". Ma non basta. Perché il numero uno del Carroccio non ha archiviato affatto l’idea di un nuovo condono: "Il nostro obiettivo è la rottamazione delle cartelle più vecchia" e un meccanismo di "saldo e stralcio per chi era in difficoltà economica già prima del Covid", ha spiegato.

In realtà, sulla portata dello slittamento, c’è stato un lungo tira e molla nella maggioranza, fra chi, a partire dalla Lega e da Italia Viva, proponeva una proroga fino al 30 giugno e il Ministero dell’Economia, orientato per una soluzione meno "onerosa". Alla fine è prevalsa la data del 31 maggio. Ma con l’impegno dell’esecutivo ad una sorta di "gradualità" per gli invii delle cartelle, con tempi più dilatati per le categorie maggiormente colpite dalla crisi economica.

La proroga dovrebbe entrare nel Decreto sostegni bis che l’esecutivo varerà entro giovedì prossimo. Ma sarà preceduta da una comunicazione da parte del Mef sui nuovi termini per il pagamento. Il decreto dovrebbe intervenire anche sullo stop all’Imu in scadenza a giugno, la proroga dell’esenzione di Tosap e Cosap sull’occupazione del suolo pubblico e il taglio dei costi fissi delle bollette. Buone notizie anche sul fronte dell’Irap: con una norma di prossima emanazione – fa sapere il ministero dell’Economia – sarà prorogato dal 30 aprile al 30 settembre del 2021 il termine per il pagamento, senza sanzioni e interessi, dell’Irap non versata per effetto dell’errata applicazione delle previsioni di esonero inserite nel decreto rilancio e frutto dei limiti e delle condizioni previste dalle normative comunitarie. Lo slittamento era previsto in un emendamento al decreto rilancio presentato dal Pd.

Positive le reazioni da parte delle associazioni di categoria. Che però chiedono all’esecutivo di stabilire un "punto zero" che faccia finalmente chiarezza su tutte le scadenze fiscali. "Le proroghe continue creano confusione nei cittadini e tra gli addetti ai lavori – spiega il presidente di Caf-Cia Agricoltori italiani Alessandro Mastrocinque – che rischiano di non poter svolgere al meglio il proprio ruolo di mediatore tra il fisco e i cittadini".