di Andrea Telara

Gestisce oltre 14 miliardi di euro di risparmi e fin dal 2018, anno in cui è stata fondata, ha fatto una scelta precisa: non applicare le tanto discusse commissioni di performance (o performance fee), una voce di costo che grava sul patrimonio dei fondi di investimento e che ha sollevato non poche polemiche in passato.

Stiamo parlando di Fineco Asset Management, casa di gestione del risparmio controllata dal gruppo bancario FinecoBank, che la scorsa settimana ha presentato una nuova iniziativa: l’istituzione di una sorta di bollino di qualità per tutti i suoi fondi. È un marchio che indica appunto l’assenza di commissioni di performance sui fondi. Le performance fee sono delle commissioni che vengono applicate quando un fondo d’investimento ottiene dei rendimenti superiori a una determinata soglia, che di solito coincide con i rialzi registrati da un benchmark, cioè da un indice o da un paniere di titoli presi come parametro di riferimento.

Esempio: se un fondo che investe sulla Borsa americana riesce a battere i guadagni dell’indice S&P 500 del mercato di Wall Street, allora può essere richiesta risparmiatori una commissione di performance, quando previsto dal regolamento del fondo stesso. Nulla di male, almeno a prima vista, se non fosse per il fatto che queste commissioni sono state applicate in passato in maniera non molto trasparente da diverse società di gestione. In alcuni casi, per esempio, alcuni fondi hanno preso a riferimento dei benchmark non adeguati alle loro politiche d’investimento, cioè degli indici facili da battere in modo da incassare un bel po’ di performance fee.

In altri casi, sono stati applicati prendendo a riferimento un periodo di tempo molto limitato, per esempio un solo trimestre. Di conseguenza, molti gestori hanno incassato cospicue commissioni di performance per il solo fatto di essere riusciti a battere l’indice di riferimento nell’arco di pochissimi mesi, anche se poi nei trimestri successivi hanno avuto magari risultati deludenti. Inoltre, le performance fee sono state criticate anche per il fatto che a volte possono spingere molti gestori dei fondi ad assumere rischi eccessivi, al solo scopo di battere i rendimenti del loro indice di riferimento.

Proprio per prevenire queste pratiche discutibili, c’è stata di recente una presa di posizione dell’Esma (European Securities and Markets Authority), l’autorità europea che vigila sui mercati finanziari. Pur non raccomandando l’abolizione completa delle commissioni di performance, l’Esma ha fissato alcuni paletti: ha stabilito cioè che queste voci di costo devono essere applicate prendendo a riferimento dei benchmark coerenti con le caratteristiche del fondo e devono essere calcolate su un arco di tempo non troppo ristretto, cioè non inferiore a un anno. Aldilà di quel che dicono le authority come l’Esma, Fineco Asset Management ha deciso fin dalle sue origini di non applicare mai le commissioni di performance e ha voluto esplicitare tale scelta con un bollino che accompagna i suoi fondi.

Il ceo della società, Fabio Melisso (nella foto a sinistra), durante un incontro online con la stampa tenutosi mercoledì 1° luglio, ha sottolineato che la scelta adottata è legata a doppio filo con il concetto di sostenibilità a cui oggi dicono di ispirarsi tutte le società di gestione del risparmio. Negli ultimi anni, la sensibilità dei risparmiatori verso queste tematiche è cresciuta significativamente e nel 2019 ci sono stati ben 120 miliardi di euro di afflussi verso i fondi classificati come Esg (enviromental, social and governance), cioè che hanno strategie di investimento legate ai temi della tutela dell’ambiente, alla responsabilità sociale e alla trasparenza della governance delle aziende.

Tuttavia, quando si parla di sostenibilità, per Melisso non basta fare riferimento esclusivamente ai temi Esg. Occorre anche ispirarsi al principio di "fair price, vale a dire alla giusta remunerazione del servizio erogato". "Il nostro essere sostenibili", ha aggiunto Melisso, "deve includere il giusto prezzo a beneficio concreto di tutti i nostri stakeholder: clienti, consulenti e azionisti". Proprio per questo, secondo il n.1 di Fineco AM, c’è bisogno di uno strumento come il bollino "No Performance Fees" appena creato che permette di individuare quei fondi di investimento e quelle società di gestione che non applicano una componente addizionale di costi a danno dei risparmi e della comunità. "Vogliamo identificarci – , ha concluso Melisso – come operatori pienamente sostenibili".