Super trote, più forti e più resistenti a malattie e batteri. È questa l’idea attorno alla quale è nato un progretto internazionale, denominato proprio ‘Super trout’, che ha vinto un finanziamento da 817.500 euro con Prima, il programma europeo che sostiene la ricerca e l’innovazione sui sistemi agroalimentari, presieduto dal professor Angelo Riccaboni al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena. Coordinato dal ricercatore italiano Pier Luigi Acutis, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, a cui si affiancano altri enti e allevatori italiani.

"Si tratta di una strategia innovativa – spiega Acutis – basata sullo sfruttamento della resistenza genetica naturale della trota attraverso la selezione assistita da marcatori, lo sviluppo di un vaccino a proteine ricombinanti da somministrare per immersione, il miglioramento delle prestazioni riproduttive sfruttando le caratteristiche genetiche".

L’acquacoltura, del resto, rappresenta la strategia vincente per affrontare l’esaurimento delle risorse ittiche, a causa della crescita costante della popolazione mondiale. I sistemi di allevamento su piccola scala sono comuni nell’area mediterranea e rappresentano uno dei più importanti sistemi di sviluppo delle aree rurali. "L’allevamento di trota iridea si presta in particolar modo a questa modalità di sviluppo sostenibile – spiegano i responsabili – considerando che spesso gli impianti si collocano in aree montane e sono in grado di utilizzare in modo efficiente le risorse idriche superficiali e sotterranee".

r. b.