Mercoledì 17 Luglio 2024

"Più bond europei Cauti sull’azionario"

"SCENARIO POSITIVO per i bond governativi europei, prudenza per l’azionario". Si intitola così un recente commento sui mercati di Filippo Casagrande (nella foto a sinistra), strategist d’investimento del gruppo Generali che copre la carica di head of Insurance Investment Solutions della divisione Asset & Wealth Management. "Nel settore azionario", sostiene Casagrande, "sorprende come i listini siano tornati rapidamente ai massimi, nonostante il peggioramento delle stime di crescita per il 2024 e la progressiva (seppur lenta) revisione al ribasso delle previsioni degli utili". Meglio dunque procedere con una certa cautela. Contemporaneamente, il manager di Generali Asset & Wealth Management ritiene "ragionevole cominciare a considerare nuovamente strategie di accumulazione di bond governativi europei". Detto in parole più semplici, i titoli di stato del Vecchio Continente possono ritrovare il giusto spazio nei portafogli dopo che, complice il calo dei tassi d’interesse, per molto tempo hanno garantito rendimenti piuttosto magri agli investitori. Anzi, molti titoli davano in passato addirittura rendimenti negativi, come nel caso dei Bund, i buoni del tesoro tedeschi. Oggi, grazie al rialzo dei tassi, i Bund con scadenza a 10 anni garantiscono invece un rendimento del 2,5% annuo, un livello che Casagrande ritiene "interessante, sebbene qualche lieve ulteriore rialzo non sia da escludersi".

Il manager di Generali Asset & Wealth Management non cita invece nella sua analisi i Buoni del Tesoro Poliennali (Btp) italiani che, rispetto ai Bund, sono considerati più rischiosi dagli investitori, visto l’elevato debito pubblico del nostro Paese. Proprio per la loro maggiore rischiosità, i Btp Italiani rendono oggi più del 4% lordo (e il 3,7% circa al netto delle imposte), un livello di interessi che negli anni scorsi sembrava ormai un miraggio. Spostandosi sulle scadenze medio-lunghe, attorno ai 20 anni, il rendimento dei Btp sale verso il 4,5%, che corrisponde a oltre il 4,1% circa al netto delle imposte. Ovviamente, non va dimenticata una regola di base per chiunque investa in obbligazioni e in titoli di Stato. Man mano che cresce il livello dei rendimenti, aumenta anche quello del rischio. I bond di lunga scadenza sono infatti quelli destinati a subire i maggiori ribassi dei prezzi nel caso di turbolenze sui mercati o di ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali.

Andrea Telara