Liquidità in cassa e caro-tassi: come scegliere le mosse giuste

Liquidità in cassa e caro-tassi: come scegliere le mosse giuste
Liquidità in cassa e caro-tassi: come scegliere le mosse giuste

OTTIMI PRODOTTI, manager competenti e una gestione efficiente. Sono tutti fattori che hanno fatto il successo di molte imprese italiane ma che, spesso, da soli non bastano a garantire alle aziende una prosperità duratura. Ci sono infatti dei rischi finanziari che gli imprenditori non possono certo trascurare, se vogliono evitare di arenarsi contro qualche scoglio improvviso e imprevisto.

Cosa accade, per esempio, se i tassi d’interesse crescono velocemente come è avvenuto nell’ultimo biennio? Oppure, come fronteggiare gli effetti dell’inflazione, che erode velocemente il valore delle risorse liquide dell’azienda? E’ proprio per rispondere a questi bisogni legati ai rischi finanziari che il gruppo UniCredit, attraverso il team di Corporate Treasury Sales, propone una serie di soluzioni e servizi, destinati alle imprese che vogliono gestire al meglio la tesoreria aziendale di fronte a quattro tipologie di rischi e di necessità: la valorizzazione della liquidità, le variazioni dei tassi di interesse ma anche le fluttuazioni dei cambi o i rincari delle materie prime (si veda l’articolo nella pagina 17, qui a fianco).

"L’impatto dei mercati finanziari sulla vita delle aziende rischia di rovinare anche un ottimo piano industriale, per cui è sempre più importante introdurre specifiche competenze finanziarie per gestire un’impresa in maniera efficiente", dice Attila Tarocchi, responsabile per il perimetro italiano del team Corporate Treasury Sales Commercial Banking in UniCredit. Per fronteggiare certi rischi e soddisfare determinati bisogni, però, secondo Tarocchi non occorrono soluzioni estemporanee, studiate per correre ai ripari soltanto quando si manifestano determinate necessità. Ci vuole piuttosto un approccio strutturato, una policy basata su regole codificate per evitare che movimenti di breve vanifichino gli sforzi della stressa impresa e dei suoi manager. "Si tratta della cosiddetta hedging policy", aggiunge Tarocchi, "cioè l’utilizzo sistematico di strumenti di copertura che coinvolgono il lavoro di importanti figure manageriali come il direttore finanziario o il tesoriere ma includono anche altri aspetti collaterali, come per esempio la gestione contabile e fiscale delle operazioni". Ma cosa significa, nel concreto, gestire con l’aiuto di un partner bancario la liquidità aziendale? Su questo fronte, l’offerta di UniCredit parte dall’analisi dei mercati finanziari per passare poi all’identificazione di soluzioni di investimento dedicate alle aziende fino ad arrivare alle attività di consulenza e gestione del portafoglio.

Per la valorizzazione delle liquidità operativa focalizzata sul breve termine, ci sono per esempio i depositi vincolati o le soluzioni di ottimizzazione del capitale circolante. Per i cuscinetti di liquidità, che servono per fronteggiare eventuali imprevisti e stagionalità, vengono proposti altri strumenti come per esempio le obbligazioni e i certificati d’investimento. Infine, per la liquidità dell’azienda strutturale (e quindi investibile a più lungo periodo), ci sono strumenti che possono puntare a una ottimizzazione del rendimento, dai fondi comuni ai prodotti di bancassicurazione, dai certificati d’investimento alle obbligazioni. Va sottolineato che la gestione della liquidità aziendale è basata su un approccio differenziato rispetto alla gestione della liquidità delle persone fisiche. Ci sono infatti delle specificità che riguardano appunto aspetti contabili e fiscali, con soluzioni che mirano anche alla protezione nelle fasi di volatilità e che sono orientate sia al breve che al medio termine. Un altro fattore finanziario che può condizionare la vita delle aziende è senza dubbio l’aumento dei tassi di interesse.

Ovviamente, con il rialzo del costo del denaro salgono anche i costi di finanziamento per l’impresa. Dunque, le aziende che dipendono pesantemente dal finanziamento esterno potrebbero trovare più difficile reperire fondi a costi accessibili. Inoltre, l’aumento dei tassi può avere un impatto sulla domanda di beni e servizi a credito, poiché i consumatori potrebbero essere meno disposti a indebitarsi a tassi di interesse più elevati. Questo scenario può influire negativamente sulle vendite delle aziende che operano in settori ad alto debito.

Infine, anche il valore delle attività finanziarie della stessa azienda può essere influenzato dall’aumento dei tassi di interesse, poiché le obbligazioni esistenti possono diventare meno attrattive rispetto a nuovi investimenti a tassi più alti. Ciò può comportare perdite per le aziende che detengono grandi portafogli di titoli obbligazionari. Per questa ragione, con l’aiuto di un partner bancario, un’impresa che deve proteggersi dal carotassi può adottare diverse strategie. L’opzione di gran lunga più diffusa è l’utilizzo contratti di derivati finanziari per fissare un tetto massimo ai saggi di interesse futuri. Il che può fornire una certa certezza sui costi di finanziamento nei mesi e anni a venire e ridurre appunto l’impatto negativo di eventuali incrementi del costo del denaro. "Per affrontare queste tipologie di rischio, è fondamentale che le aziende valutino attentamente il loro livello di esposizione", conclude Tarocchi, che aggiunge: "questo obiettivo può essere raggiunto attraverso un’analisi della loro struttura finanziaria e del loro indebitamento complessivo".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro