Lunedì 17 Giugno 2024

Diversificare a regola d’arte. Ora la bellezza è un bene rifugio

L’ARTE È A TUTTI GLI EFFETTI un’idea vincente, sia perché il bello salverà il mondo, sia perché ci sono grandi...

Diversificare a regola d’arte. Ora la bellezza è un bene rifugio

Diversificare a regola d’arte. Ora la bellezza è un bene rifugio

L’ARTE È A TUTTI GLI EFFETTI un’idea vincente, sia perché il bello salverà il mondo, sia perché ci sono grandi vantaggi fiscali per chi investe in opere d’arte. Ma un quadro può essere considerato un ben rifugio? La risposta arriva dal nuovo amministratore delegato di Finarte, Alessandro Guerrini (nella foto sotto). È Guerrini, una laurea all’Università Ca’ Foscari di Venezia e molta esperienza nel settore, a guidare la casa d’aste più nota del Paese. Finarte nasce nel 1959, per iniziativa del banchiere milanese Gian Marco Manusardi, e in poco tempo diventa leader nel settore del mercato dell’arte in Italia. Da poco Finarte si è riappropriata della sua sede storica milanese, nel quartiere di Brera e, non da oggi, rappresenta un punto di riferimento nazionale ed internazionale per lo stile, la moda, l’arte e gli affari.

Siete tornati nella storica sede di Brera, che significato ha per voi?

"Ha un valore straordinario. Da un punto di vista simbolico: torniamo in quel luogo in cui, nel 1959, è nato il mercato delle aste in Italia e in cui sono state battute aste assolutamente memorabili che sono entrate nella storia del mercato dell’arte e del collezionismo. Ma ha anche un valore strategico: possiamo contare su una nuova sede, situata nel cuore di Milano, dove possiamo valorizzare al meglio i beni e le collezioni che ci vengono affidati dai nostri clienti. Lo abbiamo già fatto nelle prime tre aste della stagione".

Il vostro calendario di aste crea sempre attesa, cosa c’è in programma?

"Abbiamo un ricco programma di aste che abbiamo elaborato sia nel rispetto del calendario stagionale a cui i nostri interlocutori sono abituati, sia prevedendo appuntamenti più specifici, dedicati ad ambiti collezionistici di nicchia o a fasce di pubblico particolari. Accanto alle vendite più tradizionali, che spaziano, solo per citarne alcune, dall’arte moderna e contemporanea, ai gioielli e agli orologi, abbiamo previsto una vendita dedicata ai distillati da collezione, che fra i vari collectibles stanno vivendo un momento di grande vivacità e dinamismo, alle fotografie ‘Under 1K’, destinate a un target di clienti più giovani che stanno incominciando ad affacciarsi al mercato, o alle opere d’arte contemporanea più concettuali e di ricerca che nel format dell’asta ‘Testimonianze Contemporanee’, vengono proposte in una attenta selezione destinata a quei collezionisti più sofisticati che non comprano solamente autori e pezzi alla moda".

Qual è il valore economico delle aste oggi?

"Oggi Finarte intermedia opere d’arte e beni da collezione per circa 35 milioni di euro all’anno. È un valore importante che ci colloca fra i maggiori player a livello nazionale, ma riteniamo che ci siano ancora importanti spazi di crescita. Sono convinto che Finarte abbia grandi potenzialità in parte ancora inespresse, che possa continuare a crescere a ritmi sostenuti e che possa anche erodere qualche quota di mercato alle grandi major internazionali che operano in Italia".

Come imposterà la sua nuova strategia?

"Abbiamo obiettivi di crescita molto ambiziosi che passano, naturalmente, dall’incremento dei volumi di vendita e dal progressivo innalzamento del valore medio dei beni che intermediamo. Lo sviluppo per linee interne mette al primo posto il potenziamento dei dipartimenti già esistenti e l’apertura di nuovi dipartimenti dedicati ad ambiti collezionistici non ancora presidiati. In quest’ottica abbiamo recentemente creato il Dipartimento Argenti che è andato a rafforzare la macro-area dedicata agli ‘Antiques & Old Masters, che gestisce quelle proprietà, composite ed eterogenee, che in questi anni sono oggetto di passaggio generazionale. L’operazione di acquisizione di Czerny’s è stata virtuosa. Ci ha consentito di entrare in nuovo segmento collezionistico, quello delle armi antiche, di portare a bordo nuove competenze ed esperienze di eccellenza e di aumentare i volumi del nostro Gruppo. Riteniamo che Finarte, anche in modalità diverse, oltre a quella dell’acquisizione, possa diventare un aggregatore di altre realtà che, insieme a noi, vogliano sviluppare sinergie commerciali, condividendo idee e risorse".

Qual è il senso economico e finanziario degli investimenti in arte?

"Ritengo che l’investimento in arte rappresenti in primo luogo un’opzione interessante per chi intende diversificare la propria asset allocation e ridurre la propria esposizione al rischio. Lo confermano molti studi accademici. Tanti artisti - soprattutto moderni e contemporanei - hanno saputo riservare inoltre, nel medio e lungo termine, soddisfazioni significative in termini di rivalutazione. Chi ha avuto il fiuto e la fortuna, in tempi non sospetti, di investire il proprio denaro comprando opere di artisti come Fontana, Boetti, Burri ha potuto beneficiare di sostanziosi capital gain. La ricerca a tutti i costi dell’affare può creare, però false aspettative. Sono convinto che l’arte debba essere acquistata soprattutto per le emozioni che è capace di trasmettere. Da non sottovalutare invece sono i vantaggi dell’investimento in arte in tema di fiscalità: sia per quanto riguarda il trattamento delle plusvalenze, sia per quanto riguarda il trattamento in fase successoria, l’Italia può quasi definirsi un paradiso fiscale".

Una curiosità legata al suo lavoro?

"Lla riservatezza e la discrezione sono i primi requisiti del nostro lavoro. Uno dei beni più preziosi che ci è stato recentemente affidato è rappresentato da un rarissimo manoscritto dantesco che riproduce la Commedia in forma quasi integrale: è un onore per noi essere stati scelti per trattarne la vendita, che in questo caso non avverrà tramite asta, bensì attraverso una private sale, in cui ci auguriamo che a spuntarla sia un museo o una biblioteca pubblica".