Filiali aperte, pagamenti regolari e appuntamenti con i clienti tramite le videochiamate. Sono tante le attività portate avanti dalle banche italiane durante i mesi scorsi, quando l’epidemia da Coronavirus ha tenuto in quarantena milioni di nostri connazionali. Un’ operatività così intensa e senza intoppi non sarebbe stata possibile se, oltre all’impegno del personale, non vi fossero realtà che non sono non molto conosciute al grande pubblico ma che gestiscono le infrastrutture del sistema finanziario nazionale.

Una di queste realtà è Cedacri, azienda specializzata nella gestione in outsourcing (cioè in affidamento esterno) di servizi informatici per le banche. Molti risparmiatori e correntisti non lo sanno ma, quando vanno allo sportello di un istituto di credito per fare qualche operazione ed eseguire qualche pagamento, stanno utilizzando indirettamente i servizi di Cedacri, la "control room" che fa muovere ogni giorno la macchina di decine di banche in tutta la Penisola.

"La nostra è la terza piattaforma di servizi nazionale dopo quelle di Intesa Sanpaolo e UniCredit", dice Corrado Sciolla, amministratore delegato di Cedacri, che ricorda alcuni numeri della struttura da lui guidata: un giro d’affari attorno a 390 milioni di euro nell’ultimo esercizio, circa 2mila dipendenti, una clientela composta da 70 istituti di credito per un totale 2mila sportelli, più di 79 milioni di transazioni gestite ogni giorno e oltre 1,4 milioni di utenti che hanno un conto corrente online e che, indirettamente, vengono serviti con frequenza pressoché quotidiana da Cedacri. Senza infrastrutture come queste, che 25 o 30 anni fa erano quasi impensabili, durante le fasi più acute della pandemia il sistema bancario italiano si sarebbe probabilmente inceppato o, almeno, non avrebbe offerto i servizi che offre oggi.

Proprio in queste ultime settimane di lockdown dovuto alla pandemia, è venuta a galla la necessità per le banche italiane di avere una "sala macchine" e una "control room" capaci di funzionare sempre e comunque, anche quando nessuno può uscire di casa per via di una situazione di emergenza. "Durante la pandemia abbiamo dovuto gestire velocemente una situazione critica per un istituto nostro cliente – racconta Sciolla – dopo che si è verificato un episodio di contagio nella sua sede principale".

Da quel momento si è attivata una procedura di disaster recovery, un piano di emergenza che ha portato al trasferimento di un intero team del cliente in una sede separata di Cedacri, già strutturata con ingressi fisici separati e quindi in grado di fornire isolamento completo. Si tratta di una situazione inusuale, ma che ha fatto emergere la necessità di dotarsi di una struttura di lavoro flessibile per fronteggiare eventi analoghi in futuro. "Questa pandemia sta cambiando significativamente l’ottica con cui oggi guardiamo al mondo del lavoro", dice ancora Sciolla, il quale sottolinea che, durante la pandemia, il personale di Cedacri ha fatto ampio uso dello smart working, con la presenza nelle sedi dell’azienda di una quota limitatissima della forza lavoro (attorno al 3%).

Poiché l’emergenza Coronavirus ha fatto emergere l’applicabilità su larga scala dello smart working, Sciolla ritiene che sia ormai alle porte una radicale trasformazione di molti settori e di molte aziende, dove il lavoro "agile" e da remoto potrà coinvolgere anche il 50% degli organici. Il Covid-19 sarà un grande acceleratore verso le tecnologie digitali come nessuno avrebbe mai immaginato", continua l’amministratore delegato di Cedacri, che delinea una prospettiva ben diversa anche per l’intero settore bancario e finanziario.

In questi mesi i clienti di molti istituti sono stati infatti spinti per forza di cose a utilizzare sempre più il canale online, abbandonando quello fisico rappresentato delle agenzie. Con tale scenario all’orizzonte, le banche dovranno concentrarsi sul loro business principale e sui servizi a valore aggiunto, lasciando che la loro infrastruttura tecnologica venga gestita da operatori esterni. Per mandare avanti la sala macchine, insomma, ci vuole uno specialista.

Nelle foto, dall’alto: la control room di Cedacri e il quartier generale di Collecchio