Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera
Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera

Piccoli e vincenti. Cesena Fiera continua ad essere un unicum nel mondo espositivo italiano e internazionale. Uguale a se stessa dalla sua nascita fino al 2014, da quel momento in poi in soli due anni la società romagnola ha avuto il coraggio di fare quello che per la quasi totalità delle expò italiane continua a essere un’accoppiata da incubo: privatizzarsi e spingere fuori casa il proprio gioiello di famiglia.

Così è stato con l’assetto societario che, spiega il presidente di Cesena Fiera, Renzo Piraccini, «nel 2016 è passato da una maggioranza pubblica di Comune e Camera di Commercio a un azionariato composto da 24 realtà, con il 60% delle azioni in mano ai privati (Italian Exhibition Group, ovvero fiera di Rimini è il secondo azionista dopo il Comune, ndr) e il 40% ai soci pubblici che però esercitano una golden share sulle decisioni strategiche e le operazioni straordinarie». Ed ecco l’uovo di Colombo: assicurare alla struttura la velocità decisionale dei privati e la stabilità del pubblico. I numeri hanno dato ragione: «Siamo partiti nel 2014 con un Ebitda in crescita del 7%, passato al 9% nel 2018 sul 2017, all’11,1% l’anno dopo sul precedente e con una stima di portarlo al 12% nel 2020 sull’anno scorso. Idem il fatturato, che dai 2,6 milioni del 2014 oggi sfiora i 6 milioni».

Ovviamente la parte del leone l’ha fatta la seconda e scelta strategica: spostare il gioiello Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta, di proprietà di Cesena Fiera (80% del fatturato di tutto il quartiere fieristico), dagli spazi di casa a quelli più ampi di Rimini, continuando a organizzarlo in proprio.

Una scelta molto più campanilistica di quanto non potesse sembrare all’inizio, perché, rivendica Piraccini, «in realtà quell’operazione ha assicurato a Cesena Fiera la crescita e la liquidità che ha permesso di rinnovare i suoi immobili e inaugurare un nuovo centro congressi che è il nostro fiore all’occhiello, con oltre 100 eventi organizzati in un anno nelle sue tre sale». E poi «si è trattato di una scelta obbligata – ragiona il presidente –, perché non ho alcun dubbio a credere che il Macfrut, se costretto ancora negli spazi angusti del nostro padiglione, e con la mancanza di alloggi della nostra città sarebbe morto, e invece a Rimini è potuto crescere ed espandersi, diventando sempre più internazionale e passando da una fiera monotematica a un salone di filiera, che va dalle sementi alle macchine agricole, passando per tutto ciò che ruota attorno all’ortofrutta».

Una filiera che dall’anno prossimo, ed è questa la novità più recente, è pronta ad un ulteriore salto: «Dal 2021 – spiega Piraccini – contestualmente al Macfrut, e in spazi attigui - si terrà, sempre a Rimini, la forlivese Fieravicola, contribuendo ad ampliare ulteriormente l’offerta e il panorama, dall’ortofrutta all’agroalimentare».

Ed ecco un’altra operazione avveniristica, se guardata dai campanili. Perché Ieg ha comprato dalla Fiera di Forlì in crisi il ramo d’azienda di Fieravicola, per affittarlo a una newco costituita dalla stessa Ieg, da Fiera di Forlì e da Cesena Fiera, affidando a quest’ultima l’onere gestionale.

Il concetto è ovviamente l’economia di scala: «Giriamo il mondo in lungo e largo durante l’anno per promuovere il Macfrut – ragiona Piraccini –, e nulla di più facile di farlo, a partire da quest’anno, per promuovere insieme alla nostra fiera anche Fieragricola visto che, al di là di certi steccati, gli interlocutori dei due mondi sono gli stessi, così come è uguale la destinazione, ovvero il mondo dell’agrifood romagnolo». Un altro uovo di Colombo.