L’ingegner Roberto Tunioli, presidente e Ceo di Fervi Per vent’anni ha guidato. Datalogic
L’ingegner Roberto Tunioli, presidente e Ceo di Fervi Per vent’anni ha guidato. Datalogic

Roberto Tunioli è un capitano d’impresa di lungo corso. Impastato di fabbrica, grandi e piccole imprese, esperienze di Borsa, innovazione. Due decenni alla guida di Datalogic, oggi è presidente e Ceo di Fervi, realtà che si rivolge alle industrie di tutto il mondo, piccole e grandi, per offrire macchine, utensili, attrezzi e ciò che è necessario per muovere le manifatture. Sul sito dell’azienda ha pubblicato una lettera e un tricolore con un motto che, in sostanza, dice così: io resto a casa, ma per tutte le aziende attive noi ci saremo. "Le priorità sono due. La prima è la salute, la seconda è l’economia. Ben venga uno screening con i tamponi per organizzare la riapertura del sistema economico in sicurezza e nel rispetto della salute. L’altra necessità è proteggere il sistema economico".

Come operate in Fervi?

"Garantiamo la fornitura dei nostri prodotti a chi sta continuando a lavorare. Non ci sono piani b".

Preoccupato?

"Come tutti, ma stiamo dando un messaggio forte a ogni rivenditore, ogni agente, ogni artigiano: seguiamo le regole. Salvaguardiamo la salute, sia l’economia".

Salute al primo posto, ma l’economia come si salva?

"Abbiamo gli strumenti per contribuire a mantenere operative le fabbriche. Si rompe un pezzo? Siamo in grado di fornirlo. Negli ingranaggi della filiera produttiva vogliamo fare la nostra parte".

Come vi siete organizzati?

"Abbiamo un sito con 400 mila utenti, una piattaforma per il commercio elettronico alla quale può accedere chiunque: l’artigiano, l’imprenditore, ma anche il cliente fai da te. Possono scegliere il prodotto e scegliere come ritirarlo: a domicilio o dal rivenditore più vicino. Per agevolare i clienti abbiamo ridotto i limiti per la spedizione gratuita".

Fervi lavora molto con l’estero, in questo caso?

"Lavoriamo, ovviamente, anche con i grandi player internazionali come Amazon o eBay. Ma in questa situazione voglio spezzare una lancia per i marketplace nazional e i siti e-commerce dei nostri rivenditori".

Che misure avete adottato all’interno dell’azienda?

"Tutto quello che possiamo fare lo stiamo facendo.Abbiamo attivato lo smart working per le risorse che non necessitano di essere presenti in azienda. Il servizio clienti impiega quattro persone, oggi facciamo turni da due. Usiamo Whatsapp, Skype e le altre tecnologie disponibili per il lavoro in remoto. E garantiamo una presenza fisica in azienda. Con i nostri clienti dall’estero facciamo delle videocall girando per l’azienda e mostrando loro come lavoriamo e la nostra operatività. A livello di direzione abbiamo istituito un comitato di crisi – io, il direttore generale della Fervi e il direttore generale della nostra controllata Riflex Abrasives – in modo da confrontarci costantemente sull’evolversi dell’emergenze e prendere le decisioni in maniera tempestiva".

L’emergenza Covid-19 ha cambiato la tipologia di merce ordinata?

"Tutti i giorni mascherine, gel igienizzanti per le mani e guanti. Ultimamente anche i termometri, anche se noi non vendiamo i termometri per la febbre, ma quelli industriali, per superfici. Non mi chieda perché. Stanno arrivando anche ordini per tute di tipo protettivo. Non sono prodotti specifici, ripeto, sono prodotti industriali, ma evidentemente vengono utilizzati".

Tutto andrà bene, d’accordo, ma quando sarà il momento cosa ci avrà insegnato questa crisi?

"La dignità. La dignità del Paese, quella del nostro lavoro. Spero serva, per esempio, a far riconoscere il valore delle aziende serie. Non deve vincere solo chi fa il furbo, non dovrebbe funzionare così. E poi la finanza…".

La finanza?

"Parlo della mia esperienza, di quando entrammo in Borsa con Datalogic, ma anche di quella di oggi. In questi anni quanti analisti o consulenti hanno chiesto alle aziende di abbassare il costo medio? Quanti prodotti, per obbedire, abbiamo preso fuori dall’Italia? E quanti ti chiedevano ese avevi un piano b o un piano c? Ma quale piano b o c? In una situazione di emergenza, se non di guerra, l’unico piano che puoi avere è quello del fornaio: ho finito il pane, venderò i grissini. Finiti i grissini produrrò qualcos’altro. Se sappiamo fare le cose ne usciremo, ricordandoci magari del negozio sotto casa".

Cosa si aspetta sul piano economico?

"Mi aspetto un altro 2009. Alcuni settori potranno avere cali attorno all’80%, la maggior parte attorno al 20%. C’è una differenza fondamentale rispetto ad allora: quella fu una crisi crudele dovuta alla cattiveria, all’avidità. Questa è una crisi dovuta a una specie di asteroide che ci è piombato in testa quindi, dopo, sarà come essere usciti da una guerra, avremo tutti voglia di ricominciare, dovremmo rimboccarci le maniche, ma se prenderemo queste opportunità ci troveremo in un mondo migliore".