di Elena Comelli

La mobilità pulita è uno dei temi principali nel Piano nazionale di ripresa e resilienza arrivato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio, che assegna 32 miliardi al comparto Infrastrutture per la mobilità sostenibile, diviso in due componenti, che prevedono diversi progetti tra riforme e investimenti. Il grosso dei fondi, 28,3 miliardi, va alla prima componente, Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0, in cui si prevede la realizzazione di una serie di opere infrastrutturali sia sulla rete ferroviaria che su quella stradale, per sviluppare l’alta velocità e per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di strade, viadotti e ponti.

Alla seconda componente – Intermodalità e logistica integrata – vanno 3,7 miliardi, per lo sviluppo delle infrastrutture d’interconnessione dei porti di Genova e Trieste e per altri interventi sui porti, dalla riconversione delle flotte navali con mezzi di minore impatto ambientale all’elettrificazione delle banchine, dal rinnovo in chiave sostenibile del trasporto merci alla digitalizzazione dei sistemi logistici portuali e aeroportuali. Ci sono altri capitoli sulla mobilità inseriti nel comparto Rivoluzione verde e transizione ecologica, in particolare dedicati alla mobilità sostenibile locale, ma sono poca cosa.

Proprio nell’anno europeo delle ferrovie, alle quali la Commissione attribuisce un ruolo chiave per conseguire la neutralità climatica, il Pnrr ripropone dunque l’alta velocità ferroviaria come cardine della politica di investimenti nelle infrastrutture per la mobilità sostenibile. Il documento spiega che si punterà a realizzare e completare opere che fanno parte di progetti infrastrutturali europei o che vadano a colmare lacune che hanno sin qui penalizzato lo sviluppo economico del Paese e in particolare del Mezzogiorno, aggiungendo risorse a progetti già esistenti, nonché introducendone di nuovi. L’investimento sulla rete ferroviaria porterà a compimento i principali assi ferroviari legandoli e integrandoli alla rete ad alta velocità, con un rapido miglioramento nei tempi di percorrenza delle linee, in particolare nel Mezzogiorno.

Si punta, per quanto possibile, al trasporto su ferro per la movimentazione delle merci sulle lunghe distanze (tra 500 e i 900 km) e a risolvere i problemi dell’ultimo miglio sia su strada che su ferrovia. Sono previsti interventi di velocizzazione delle principali linee passeggeri e di incremento della capacità dei trasporti ferroviari per le merci, lungo gli assi prioritari del Paese Nord-Sud ed Est-Ovest. In particolare, nel Nord del Paese si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Trieste, Verona-Brennero e Liguria-Alpi, migliorando i collegamenti delle aree a Nord delle Alpi con i porti di Genova e Trieste per servire i traffici marittimi.

Nel Centro del Paese si rafforzeranno due assi Est-Ovest (Roma-Pescara e Orte-Falconara), riducendo significativamente i tempi di percorrenza ed aumentando le capacità. Verranno potenziate e velocizzate le linee tirrenica e adriatica da Nord a Sud. Si estenderà l’alta velocità al Sud, lungo la direttrice Napoli-Bari e con la massima velocizzazione della Salerno-Reggio Calabria. Si velocizzerà anche il collegamento diagonale da Salerno a Taranto e la linea Palermo-Catania-Messina.

Un capitolo a parte è dedicato alle linee regionali, soprattutto al Sud, con interventi di upgrading, elettrificazione e resilienza. Si tratta di interventi mirati ad omogeneizzare ed elevare gli standard delle strutture esistenti, sia per il traffico viaggiatori che per quello merci. In questo contesto rientrano anche gli interventi sulle ferrovie regionali, con l’adeguamento di alcune linee (Canavesana, Torino-Ceres, Bari-Bitritto, Rosarno-San Ferdinando, Sansepolcro-Terni, Benevento-Cancello, rete gestita da Ferrovie del Sud Est) agli standard tecnici della rete nazionale, sia dal punto di vista infrastrutturale che tecnologico di sicurezza.