di Leo Turrini Louis Camilleri ha lasciato all’improvviso la poltronissima Ferrari. Dalla morte di Sergio Marchionne, nell’estate 2018, questo manager cosmopolita occupava il ruolo di amministratore delegato della azienda di Maranello. Uno stringato comunicato ufficiale parla di "motivi personali". Nello stesso testo, il presidente del Cavallino (e di Fca) John Elkann ringrazia il manager, ne assume le funzioni e spiega di avere già attivato la ricerca di un successore. In una lettera ai dipendenri Elkann ha ricordato anche l’"incrollabile senso di responsabilità"...

di Leo Turrini

Louis Camilleri ha lasciato all’improvviso la poltronissima Ferrari. Dalla morte di Sergio Marchionne, nell’estate 2018, questo manager cosmopolita occupava il ruolo di amministratore delegato della azienda di Maranello. Uno stringato comunicato ufficiale parla di "motivi personali". Nello stesso testo, il presidente del Cavallino (e di Fca) John Elkann ringrazia il manager, ne assume le funzioni e spiega di avere già attivato la ricerca di un successore.

In una lettera ai dipendenri Elkann ha ricordato anche l’"incrollabile senso di responsabilità" dimostrato da Camilleri, in qualità di membro di lunga data del Cda "assicurando continuità alla nostra organizzazione, guidando la Ferrari verso il futuro con un piano strategico ambizioso e lungimirante. Il suo impegno è stato totale, come la sua fedeltà ai principi del nostro fondatore Enzo Ferrari".

Classe 1955, nato ad Alessandria d’Egitto, origini maltesi, salde radici americane, Camilleri è noto anche ai cultori del gossip per una tenera amicizia con Naomi Campbell e poi per la attuale compagna di vita, una famosa pornostar, con la quale vive sulle colline toscane. Colto e raffinato, grande intenditore di vini, Camilleri ha costruito la sua carriera ai massimi livelli all’interno dell’Impero Philip Morris. Entrò nel gruppo nel 1978 e ha contribuito alla espansione del gigante delle sigarette. Ha anche gestito la Kraft quando il Tabaccaio mise piede nel business dell’alimentare.

Per lo strettissimo legame storicamente Philip Morris-Ferrari, un rapporto che risale all’era del Drake, Camilleri seguiva da tempo, a nome dello sponsor, le attività sportive della Rossa. Buon amico di Montezemolo, aveva sempre avuto una relazione speciale anche con Marchionne. E nel caos generato dalla improvvisa scomparsa del manager col maglione non era quindi stata una eccessiva sorpresa la sua nomina.

Nei suoi ventotto mesi in groppa al Cavallino, l’azienda ha continuato a macinare utili. Nel 2019 la Ferrari ha venduto 10131 vetture, un record. Il titolo in Borsa ha continuato a salire, ieri ha chiuso a Piazza Affari a 176,20 euro. La pandemia è venuta ad ostacolare i piani di sviluppo nell’anno in corso, ma recentemente agli analisti proprio Camilleri aveva illustrato prospettive ancora positive.

In pista, invece, la Ferrari ha continuato a deludere. Sotto la gestione Camilleri, appena quattro vittorie, molte polemiche e una preoccupante distanza dalle prestazioni non solo della dominante Mercedes, ma anche di altri team.

Da fuori, gli interrogativi sono tanti. Non era impossibile cogliere sfumature di approccio differente fra ad e azionisti, intesi come Agnelli-Elkann. Di sicuro il brusco congedo si presterà a molteplici interpretazioni. Quando venne nominato, Camilleri disse: "Ho avuto poco tempo per decidere di accettare, appena due ore". Ha fatto ancora prima ad andarsene.