Un futuro senza fumo. E’ il proposito ricorrente di tutti quelli che non riescono a perdere il vizio ed è anche l’obiettivo numero uno di un manager, Marco Hannappel (a destra), 44 anni, romano. Il fatto curioso però è che quest’uomo, dall’aprile dell’anno scorso, è l’amministratore delegato di Philip Morris Italia, ossia di uno dei colossi del tabacco. Ma è ormai da parecchi anni che la casa madre (Philip Morris international, giro d’affari di 75 miliardi di dollari e 7 miliardi di utili) investe somme enormi in ricerca e sviluppo di prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale.

Sei anni fa l’Italia, insieme al Giappone, è stata scelta per il lancio pilota della prima piattaforma tecnologica a tabacco riscaldato commercializzata con il nome di Iqos. Dal 2016 un miliardo di euro è stato investito nello stabilimento di Crespellano, nel Bolognese, all’avanguardia per gli alti livelli di innovazione tecnologica, destinato alla produzione di prodotti che non prevedono combustione e che grazie ad una tecnologia particolare frutto di anni di ricerca scientifica scaldano il tabacco senza bruciarlo generando un vapore che contiene nicotina ma che non produce ne’ fumo ne’ cenere. Il gusto è simile a quello della sigaretta, la gestualità è identica. Solo in Italia sono già più di mezzo milione i fumatori che hanno abbandonato le «bionde» per passare ai dispositivi Iqos.

Dottor Hannappel, un gigante del tabacco come Philip Morris investe centinaia di milioni di euro per far sì che la gente smetta di fumare. Detta semplicemente così sembra una cosa piuttosto paradossale, non è vero?

«È vero, ma rivoluzionare il proprio settore di appartenenza e guidare il cambiamento è la responsabilità di tutte le grandi aziende leader nel mondo. Noi vogliamo un futuro senza fumo, perché grazie a fortissimi investimenti e innovazione abbiamo oggi delle valide alternative al fumo tradizionale. Philip Morris ha investito sei miliardi negli ultimi 15 anni, due centri di ricerca, uno a Neuchatel e uno a Singapore, 430 scienziati che lavorano solo su questo. È vero che i consumi tradizionali sono in calo ma la popolazione aumenta in aree geografiche che sono in alta incidenza di fumatori: la nostra trasformazione non deriva da un’esigenza commerciale ma dal nostro senso di responsabilità, che insieme allo sviluppo tecnologico ha portato a un cambiamento di visione».

L’assenza di combustione, è la cosa che vi guida?

«Sì, per Iqos questo significa scaldare il tabacco fino a 350 gradi senza bruciarlo con una tecnologia brevettata. Il tabacco non brucia e in questo modo non genera fumo, ma solo un vapore contenente nicotina. La tecnologia rivoluziona il modello di business. Però con Iqos il consumatore ha ancora un rituale che lo accompagna in questo cambiamento per evitare il rischio di tornare alla sigaretta. Iqos è un device elettronico e subisce un cambiamento di tecnologia velocissimo, oggi siamo già alla terza generazione di prodotto in soli due anni».

Cosa dicono fino ad oggi le evidenze scientifiche sui vostri prodotti?

«Il modo con cui noi affrontiamo la ricerca è molto simile se non identico al modo con cui la fanno e la validano le aziende farmaceutiche. Naturalmente sarà necessario il lungo periodo per avere certezze sul profilo di rischio dei nuovi prodotti senza combustione. Ma le evidenza ad oggi dicono che siamo sulla direzione giusta: nel 2019, dopo due anni e due milioni e centomila pagine di ricerca, la Food and drug administration ha consentito l’ingresso di Iqos negli Stati Uniti ritenendolo uno ‘strumento adeguato alla tutela della salute pubblica’»

La nicotina crea dipendenza. Il problema della dipendenza resta. O no?

«Certo, assolutamente sì. Iqos non è un prodotto a rischio zero e in quanto tale si rivolge esclusivamente ai fumatori adulti. La nicotina negli stick di tabacco che si usano con Iqos è naturalmente presente, genera dipendenza, però la nicotina non è certo la principale causa delle malattie correlate al fumo. E comunque la nicotina è un elemento fondamentale per convincere i fumatori a lasciare completamente la sigaretta tradizionale, come evidenziato tra l’altro proprio dalla FDA. La migliore soluzione resta smettere del tutto. Ma per chi non smette – e solo in Italia oggi parliamo di 11,6 milioni di persone stabili da più di dieci anni – è importante poter offrire una valida alternativa».