Detroit, Obama visita lo stabilimento Crysler con Marchionne (Ansa)
Detroit, Obama visita lo stabilimento Crysler con Marchionne (Ansa)

Milano, 13 gennaio 2017 - TORNA lo scandalo dieselgate. E questa volta, dopo la Volkswagen – accusata nel settembre 2015 di avere truccato le emissioni dei suoi modelli a gasolio venduti negli Usa e che proprio nei giorni scorsi ha patteggiato una multa da 4,3 miliardi di dollari - a finire nel mirino dell’Epa, l’Agenzia ambientale americana, è Fiat Chrysler Automobile (Fca). Ieri, preannunciata da indiscrezioni che avevano subito fatto crollare i titoli in Borsa (a Milano Fca ha perso il 16,14% e la holding Exor il 9,3% mentre a New York perdeva in serata oltre il 18%), l’Epa ha notificato a Fca la violazione del clean air act. Ovvero la normativa sulle emissioni diesel.

Dieselgate Fca, nel mirino 104mila suv e pick-up

L’AGENZIA ambientale americana accusa il gruppo guidato da Sergio Marchionne – che ha prontamente reagito sostenendo di avere rispettato le regole – e nello specifico Fca Us, di avere montato sui motori diesel di 104mila veicoli prodotti tra il 2014 e il 2016 (Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram in particolare) un software che avrebbe camuffato emissioni superiori a quanto consentito dalla legge. Si tratta di auto non vendute nei mercati europei.

L’Epa definisce «chiara e seria» la violazione delle leggi sulle emissioni e aggiunge di essere disponibile a continuare le indagini e le discussioni con Fiat Chrysler Automobile. Che, sempre secondo l’Agenzia americana, se fossero confermate le violazioni, rischierebbe una multa potenziale fino a 4,63 miliardi di dollari, pari a 44.539 dollari per veicolo.

LA REPLICA di Marchionne, che non si aspettava la tegola dell’Epa e soprattutto a pochi giorni dall’annuncio dell’investimento da 1 miliardo di dollari negli Usa per creare 2mila posti di lavoro (con la benedizione di Trump con il quale l’ad di Fca avrebbe instaurato un buon feeling propedeutico magari anche alla riapertura del progetto di un’integrazione tra Fca e Gm rispetto al quale finora ha sempre ricevuto un netto «no grazie») non s’è fatta attendere. In una conferenza stampa convocata dopo la diffusione della nota dell’Epa, un Marchionne molto «arrabbiato» per il fatto che dopo aver dialogato con l’Agenzia ambientale americana da più di un anno sia arrivata questa «curiosa» e «spiacevole» notifica pubblica, ha spiegato che non c’è nulla in comune tra il caso Volkswagen e quello Fca: «La coscienza della nostra società è pulita. Per quanto conosco questa società – ha aggiunto – posso dire che nessuno è così stupido» da cercare di montare un software illegale.

MA IL CEO di Fca ha un sospetto: che sotto sotto ci sia una motivazione politica legata al passaggio da Obama a Trump. «Spero – ha detto con durezza – che non sia una guerra sporca tra un presidente uscente e un presidente entrante alle spalle della gente che lavora nei nostri stabilimenti», ricordando che «l’inizio di questa avventura di Chrysler era avvenuto nel 2009, durante la presidenza Obama». Quindi non resta che trattare con Trump. «Andremo a risolvere il problema con la nuova amministrazione - ha sottolineato Marchionne - e con un set di persone all’Epa completamente diverso da quello che c’è ora. È un problema che se fosse stato gestito con calma e attenzione sarebbe stato risolto senza troppi proclami». Fca comunque «conferma i target per il 2018».

E comunque, ha poi chiosato Marchionne, Fca sopravviverà anche all’eventuale multa di 4,6 miliardi di dollari.