Gabriele Bianchi, uno dei cinque soci della nuova società Bianchi e Nardi 1946. Sotto, tre modelli di borse
Gabriele Bianchi, uno dei cinque soci della nuova società Bianchi e Nardi 1946. Sotto, tre modelli di borse

L’atelier delle borse fatte a mano e desiderate come in un sogno è a Milano, in via Sant’Andrea, aperto da Bianchi e Nardi 1946, il marchio di pelletteria d’alta gamma fiorentino che può soddisfare ogni desiderio per uomini e donne che vogliono un oggetto unico, irripetibile. Si salgono le scale e si entra in un atelier di pelletteria d’alta moda come non ce ne sono e qui si può decidere insieme al maestro artigiano colore, pellame, forma, personalizzazione. Stessa filosofia e stesso approccio a Firenze, nella boutique di via Vacchereccia a pochi passi da Palazzo Vecchio dove si può ordinare una tracolla o una clutch su misura.

«E’ il modo migliore per dimostrare la nostra tradizione vera e viva e per raccontare la nostra storia attualizzandola ad oggi – racconta Gabriele Bianchi, uno dei cinque soci della nuova società Bianchi e Nardi 1946 che è nata nel 2014 dal Dna delle due generazioni precedenti delle due famiglie fiorentine – perchè in atelier da noi tutto è possibile, ogni pelle preziosa si trova con l’assoluta certificazione che ne traccia l’autenticità e la provenienza sicura, si scelgono i modelli d’archivio o se ne fanno di nuovi su disegno, come in una sartoria d’haute couture».

La terza generazione dei Bianchi e Nardi che continua a lavorare a Scandicci è composta, oltre che da Gabriele Bianchi che si occupa di amministrazione e strategie, da Andrea Nardi che cura le materie prime, da Giulia Bianchi che cura la parte legale, da Laura Nardi per la parte commerciale e Alessandro Nardi a capo della produzione. Tutto è cominciato a Milano dall’incontro tra due giovani pellettieri fiorentini Aldemaro Nardi e Mario Bianchi che decidono nel 1935 di aprire bottega in Borgo Pinti, a Firenze. Qui lavorano per celebri couturier che fanno salire le loro creazioni sulle passerelle della Sala Bianca di Palazzo Pitt. Poi negli anni Settanta l’ingresso in azienda di Massimo Nardi, Marco Nardi e Mauro Bianchi e la nascita dello stabilimento a Scandicci dove si lavora ancora oggi con assoluta artigianalità: 105 dipendenti, quindici gruppi di lavoro esterni selezionati ed esperti, tutti del comparto fiorentino che tanto piace ai colossi del lusso.

Bianchi e Nardi tradizionalmente nel passato ha lavorato per i brand stellati della moda, per borsette da capogiro, poi con la terza generazione la decisione di affiancare al lavoro conto terzi anche una propria linea, la Bianchi e Nardi 1946, con borse fatte a mano con almeno dieci passaggi. Tutto Made in Tuscany, molto spesso tutto Made in Florence. Come per la borsa delle meraviglie, la Kimono del 1978, in coccodrillo nero per la versione classica ed intramontabile ma anche a colori sempre in pellami preziosi e rari. Un pezzo d’archivio che ricorda le fogge dell’abito tradizionale giapponese ma riaggiornato che piace molto e non solo in Giappone, da sempre mercato speciale e di elezione della maison di Scandicci.

La Kimono bag è un viaggio verso Oriente che si articola in cinque tappe: - Cherry blossom: modello in coccodrillo con minuziose applicazioni di rami e fiori di ciliegio, dai petali in coccodrillo agatato nei toni del rosa. - Tsuru: modello in patchwork di lucertola e coccodrillo che disegna la silhouette di una Gru, maestoso uccello, nei colori bianco, nero, arancio e rosso. - Butterfly: modello in pitone e coccodrillo con applicazione di farfalle multicolor nei toni del verde, lavanda e blu. - Geishe: modello in pitone e coccodrillo, con impunture ispirate agli ombrellini delle geishe, nelle sfumature dei blu. - Hinomaru: modello ad intarsio in pitone e coccodrillo con disegno dell’antica bandiera del Sole Nascente, in rosso e bianco Ogni modello è presentato in versione top-handle e in due versioni clutch.

«Puntiamo molto sui nostri atelier e sulle visite perfino in azienda dove la clientela si può subito rendere conto di cosa voglia dire fare una borsa interamente a mano, con maestria – continua Gabriele Bianchi – i nostri prezzi sono competitivi perchè comprando dei grossi lotti di rettile abbiamo vantaggi importanti per gli approvvigionamenti. Ci serviamo poi solo di concerie italiane, in Toscana e a Milano. Le nostre pelli sono certificate Cites. Insomma, siamo la Ferrari delle borse. Non abbiamo i ricarichi delle grandi firme e nei nostri negozi possiamo vendere borse di pitone dagli 800 euro in su e bag di coccodrillo dai 2000 ai 12.000 euro, contro i 4050 mila delle grandi firme».