18 feb 2022

Made in Italy più forte del Covid: record storico di esportazioni nell'agroalimentare

L'analisi di Coldiretti: nel 2021 raggiunto un valore totale di 52 miliardi di euro. Quali sono i prodotti più gettonati

Il Made in Italy in campo alimentare è più forte della pandemia. Nel 2021 si è registrato un record storico nel volume di affari per quanto riguarda l'export agroalimentare: il valore totale degli scambi verso l'estero ha raggiunto quota 52 miliardi di euro. Si tratta della cifra più alta mai raggiunta, con un aumento del 9% rispetto all'anno precedente. A dirlo è un'analisi della Coldiretti elaborata sui nuovi dati Istat definitivi relativi al commercio estero nel periodo gennaio-dicembre dello scorso anno che evidenziano un trend positivo importante per la ripresa del Paese.

Le motivazioni

Per l'alimentare si tratta di un successo ottenuto - sottolinea la Coldiretti - dalla ricerca di gratificazione a tavola nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e i lockdown della ristorazione che hanno pesantemente colpito in tutti i continenti. L'emergenza sanitaria Covid - precisano dal sodalizio di categoria - ha provocato anche una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea. In testa alla classifica delle esportazioni agroalimentari nazionali - continua la Coldiretti - c'è il vino che nel 2021 sfonda per la prima volta il muro dei 7 miliardi di euro in valore con un vero boom per gli spumanti italiani che fanno registrare una esplosione delle richieste dall'estero con un aumento addirittura del 23% in valore.

I mercati

Tra i principali clienti del tricolore a tavola ci sono gli Stati Uniti che si collocano al secondo posto con un incremento del 15% ma positivo l'andamento anche in Germania che si classifica al primo posto tra i Paesi importatori di cibo italiano con un incremento del 9%, e in Francia (+8%) che è stabile al terzo posto mentre al quarto c'è la Gran Bretagna dove però le vendite sono stagnanti a causa delle difficoltà legate alla Brexit, tra le procedure doganali e l'aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. Fra gli altri mercati - evidenzia la Coldiretti - si segnala la crescita del 16% nonostante le tensioni internazionali in quello russo e del 27% su quello cinese.

I prodotti

Alla base del successo del Made in Italy c'è un'agricoltura che è diventata la più green d'Europa con - evidenzia la Coldiretti - la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (316), 526 vini Dop/Igp e 5.333 prodotti alimentari tradizionali e con Campagna Amica la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori. Il Belpaese - continua la Coldiretti- è il primo produttore Ue di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e pere fresche, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.

Trasporti e infrastrutture

"Per sostenere il trend di crescita dell'enogastronomia Made in Italy serve ora agire sui ritardi strutturali dell'Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo", sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando "l'importanza di cogliere l'opportunità del Pnrr per modernizzare la logistica nazionale. Una necessità di fronte ai rincari energetici che colpiscono anche benzina e gasolio per i trasporti riducendo la competitività delle imprese Made in Italy sui mercati esteri". Basti ricordare - conclude Coldiretti - che l'Italia ha un costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante pari a 1,12 euro/chilometro, più alto di nazioni come la Francia e la Germania, ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell'Europa dell'Est, secondo l'analisi di Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga.

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