di Sandro Neri In queste ore a Dubai si aprono i cancelli della prima Esposizione Universale nel mondo arabo. Un grande evento globale che durerà sei mesi, fino al 31 marzo 2022. E che potrebbe tornare in Italia nel 2030, vista la candidatura della città di Roma lanciata dal premier Mario Draghi. "Ce la possiamo fare, i miei migliori auguri all’Italia", commenta Diana Bracco, già presidente di Expo 2015 spa e commissario generale per il Padiglione Italia. "L’impresa più difficile – confessa ora – che abbia affrontato nella vita". Dottoressa Bracco, oggi tra Milano e Dubai avviene un simbolico passaggio di consegne. "Il giorno dell’inaugurazione è sempre pieno di trepidazione. Ricordo ancora con grande emozione il 1° maggio del 2015. Ero all’incrocio tra il cardo e il decumano, e capii che l’edizione italiana sarebbe stata un successo appena vista la folla riversarsi sui viali del sito espositivo. Abbiamo dimostrato che il nostro Paese quando fa squadra è in grado di fare grandi cose e...

di Sandro Neri

In queste ore a Dubai si aprono i cancelli della prima Esposizione Universale nel mondo arabo. Un grande evento globale che durerà sei mesi, fino al 31 marzo 2022. E che potrebbe tornare in Italia nel 2030, vista la candidatura della città di Roma lanciata dal premier Mario Draghi. "Ce la possiamo fare, i miei migliori auguri all’Italia", commenta Diana Bracco, già presidente di Expo 2015 spa e commissario generale per il Padiglione Italia. "L’impresa più difficile – confessa ora – che abbia affrontato nella vita".

Dottoressa Bracco, oggi tra Milano e Dubai avviene un simbolico passaggio di consegne.

"Il giorno dell’inaugurazione è sempre pieno di trepidazione. Ricordo ancora con grande emozione il 1° maggio del 2015. Ero all’incrocio tra il cardo e il decumano, e capii che l’edizione italiana sarebbe stata un successo appena vista la folla riversarsi sui viali del sito espositivo. Abbiamo dimostrato che il nostro Paese quando fa squadra è in grado di fare grandi cose e di farle bene".

Il premier Mario Draghi ha candidato Roma come sede dell’Expo del 2030.

"È una bellissima notizia. La città ha l’occasione di ribaltare l’immagine di una Capitale che per troppo tempo è stata ostaggio dei suoi limiti, quando invece ha le potenzialità per tornare a essere un riferimento culturale storico e civile per tutto il mondo. Questa candidatura può essere l’inizio di una nuova stagione di crescita e sviluppo, con significative ricadute economiche e occupazionali per tutta l’Italia".

Ma perché le Expo sono così importanti e suscitano tanta competizione tra le città di tutto il mondo?

"Perché sono un volano di crescita e sviluppo. Grazie al successo dell’Expo, Milano è diventata uno dei place to be mondiali. Ospitando 21 milioni di visitatori, a iniziare dai potenti della Terra che ricordo incantati sulla terrazza del nostro avveniristico Palazzo Italia di fronte allo spettacolo dell’Albero della Vita, l’immagine del nostro Paese salì alle stelle in tutto il mondo".

Secondo lei, quindi, l’eredità dell’Expo non è solo infrastrutturale e di business, ma riguarda anche l’intangibile?

"Certo. Intangibile significa anche cambiare l’umore di una comunità che si riscopre più forte: anche così abbiamo saputo affrontare i terribili mesi della pandemia. Mi hanno colpito le parole di Ursula von der Leyen in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Bocconi: “Milano”, ha detto la presidente della Commissione Europea, “è una città che non si arrende, che trova la forza di risalire per dare opportunità. Siete una capitale europea del successo, ora siete una capitale europea della solidarietà”. E non dimentichiamo, poi, che una diretta eredità di Expo è anche l’assegnazione a Milano delle Olimpiadi invernali 2026. Un altro grande evento che premia la collaborazione tra istituzioni e che porterà sicuramente nuove opportunità per tutta l’Italia".

Il valore dei grandi eventi non sempre viene compreso. Proprio Roma pochi anni fa rinunciò alle Olimpiadi, e molti, anche nel 2015, erano contrari perché paventavano la realizzazione di "cattedrali nel deserto".

"Le Cassandre sono state smentite dai fatti. A differenza di quanto avvenuto in altre metropoli, il nostro Paese è stato anche capace di portare avanti un progetto vincente per il dopo-Expo. Il sito espositivo si è trasformato nel distretto dell’innovazione di Mind, una cittadella della ricerca, un hub della conoscenza che renderà l’Italia uno dei leader mondiali nelle scienze della vita".

Lei guida un’impresa multinazionale: Expo Dubai può davvero essere un’occasione per la ripartenza a livello globale?

"Sì, a cominciare dalla ripartenza delle relazioni diplomatiche. Le Esposizioni Universali sono eventi in grado di segnare un cambio di passo, un’accelerazione, un rinascimento in termini culturali, diplomatici, sociali, economici. Per questo il Gruppo Bracco ha deciso di essere presente in Padiglione Italia in modo importante. Il 24 novembre 2021, ad esempio, in occasione del National Day, dall’Italia sosterremo il grande concerto dell’Accademia della Scala che si svolgerà alla presenza delle massime autorità italiane e internazionali".

Quali sono i contenuti scientifici della vostra partecipazione a Dubai?

"Vogliamo valorizzare il modello italiano di ricerca nel comparto delle scienze della vita, presentando soluzioni innovative in materia di salute, sicurezza e prevenzione, a partire dall’applicazione dell’intelligenza artificiale alla diagnostica per immagini. Se c’è una cosa che tutti hanno imparato dalla terribile pandemia di Covid-19 è che non bisogna mai smettere di investire in ricerca. Oggi, tra l’altro, stiamo vivendo con l’integrazione tra la biologia molecolare, le biotecnologie e il digitale una rivoluzione che cambia profondamente la medicina. Non a caso, come Gold Sponsor, abbiamo realizzato una installazione dal titolo The Beauty of imaging, un gigante multimediale con contenuti scientifici inediti sul futuro della medicina predittiva e personalizzata".