Roma, 15 novembre 2019 - Tensione alle stelle sulla vicenda ex Ilva. Mentre la Procura di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per verificare reati da parte di Arcelor Mittal, è scattato il ricorso d'urgenza dei commissari contro il recesso del contratto dello stabilimento con base a Taranto. 

L'azienda non retrocede di un centimetro, anzi: ha fatto sapere che andrà via da Taranto dal 4 dicembre, indicando la possibilità di emissioni al momento dello spegnimento degli sltiforni. "Ci hanno tolto la bacchetta magica per lavorare", si giustifica  l'Ad Morselli riferendosi allo scudo penale. 
Ma neppure il Governo cede: "Mittal ha grandissime responsabilità, pagherà i danni. Non lasceremo che spengano gli impianti". E addirittura la Uilm adombra la possibilità di una disobbedienza civile: i lavoratori non spegneranno gli impianti dello stabilimento ex Ilva, non celebreranno il loro funerale, dice il segretario generale della Uilm, Rocco Paolmbella spiegando: "Ci sarà un'insubordinazione verso la proprietà".

Durissimo il premier Giuseppe Conte, che si Facebook scrive: "Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale". Così facendo, aggiunge, ArcelorMittal "ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d'urgenza".

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Incontro al Mise: è muro contro muro

Si è tenuto nel pomeriggio al Mise l'incontro-scontro tra governo, sindacati e azienda, presieduto dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Sul tavolo, la procedura di restituzione del personale dalla multinazionale dell'acciaio alle società dalle quali un anno fa lo aveva assunto. Un vertice che si è trasformato in un muro contro muro: Lucia Morselli, per ArchelorMittal, ha rimarcato: "Quello che ci ha portato a ritenere che il contratto potesse essere terminato è che non siano stati rispettati i termini del contratto stesso, dal punto di vista legale". Stando a quanto trapela da fonti sindacali, l'ad ha poi specificato: "Una delle condizioni che era considerata essenziale, quando abbiamo firmato il contratto d'affitto, era l'immunità penale. Un'altra condizione era lo stato degli impianti che non era quello che ci era stato prospettato". 

Ex Ilva, vertice al Mise. Il ministro Patuanelli (Imagoeconomica)

Il ministro Patuanelli ha criticato duramente le spiegazioni dell'Azienda: "Ha detto qualcosa che ci ha lasciato piuttosto perplessi: che tutto è legato allo scudo penale quando dal 12 settembre dichiara che ci sono 5 mila esuberi necessari per un problema strutturale dell'impianto ch non potrà mai più produrre più di 4 milioni di tonnellate l'anno. Allora l'azienda si deve mettere d'accordo con se stessa". La replica di Morselli non lascia spiragli: "ArcelorMittal ha deciso di andarsene. Il recesso è in corso", ha ribadito.

I sindacati: rimettere lo scudo penale

Come è ovvio che sia, i sindacati si dicono "per nulla soddisfatti" da un incontro "non andato bene". I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo) spiegano: "La proprietà ha espresso la volontà di lasciare la fabbrica", spiegano ritenendo urgente "l'avvio di un tavolo con la proprietà per trovare soluzioni". Al governo chiedono di "ripristinare lo scudo penale per togliere gli alibi ad ArcelorMittal". Avvertono che la "mobilitazione prosegue" e mettono in guardia: "i lavoratori non si renderanno complici dello spegnimento dell'acciaieria".

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INDAGA LA PROCURA DI MILANO - Intanto la Procura di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per verificare "l'eventuale sussistenza di ipotesi di reato" sulla vicenda. "Ravvisando un preminente interesse pubblico, abbiamo deciso di esercitare il diritto-dovere di intervento" nella causa "di rescissione del contratto di affitto d'azienda promossa dalla società ArcelorMittal Italia contro l'Amministrazione Straordinaria dell'Ilva", ha spiegato in proposito il procuratore capo Francesco Greco. 

I lavoratori: se si spegne, emissioni certe

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Vincenzo Vestita (Fiom) lancia l'allarme: con lo spegnimento degli altiforni ci saranno "emissioni certe a causa di tutti i gas incombusti che non potranno essere recuperati dalla rete. E ciò che non si riesce a captare, per questioni di sicurezza, viene fatto uscire attraverso i bleeders". E aggiunge: "Ci sono poi anche i gas emessi dal campo di colata perchè bucare il crogiuolo per colare la salamandra determina emissioni".

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I SINDACATI - E Maurizio Landini della Cgil tira per la giacca Confindustria. "C'è un problema di rispetto degli accordi sottoscritti con governo e parti sociali dai grandi gruppi, che puntualmente li violano - dice il sindacalista -. Far rispettare i patti significa garantire l'affidabilità tra le parti, altrimenti torniamo indietro. Mi rivolgo a Confindustria: non può difendere aziende, specie sue associate, che non rispettano gli accordi".

VERSO LO STOP - Arcelor Mittal va avanti con i suoi propositi. L'azienda ha infatti trasmesso ai ministeri dell'Interno e dell'Ambiente e agli enti locali il piano sulla sospensione delle attività dello stabilimento di Taranto e delle centrali elettriche "con modalità atte a preservare la integrità degli impianti in pendenza della retrocessione dei rami d'azienda". "Le operazioni tecniche necessarie alla sospensione potrebbero comportare - scrive l'azienda - fasi transitorie con possibili emissioni visibili e possibile accensione delle torce dello stabilimento siderurgico". 

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