Bruxelles, 21 settembre 2018 - Ancora un buco da quasi 36 miliardi nella riscossione dell'Iva mantiene l'Italia prima tra i Paesi Ue anche nel 2016. Emerge dal calcolo della Commissione europea nel suo rapporto annuale: un evasione in valore nominale che costa alle casse dello Stato perdite di 35,9 miliardi, in aumento rispetto al 2015 quando Roma era sempre in cima alla poco lusinghiera graduatoria con 35,753 miliardi. 

Sempre nel rapporto di Bruxelles è in evidenza il fatto che il Belpaese nel 2016 è invece terzo per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 25,9%, dietro solo al 35,88% della Romania e al 29,2% della Grecia. Un leggero miglioramento di 0,23 punti in termini percentuali rispetto al 2015. I Paesi Ue in cui l'evasione dell'Iva è la più bassa sono Lussemburgo (0,85%), Svezia (1,08%) e Croazia (1,15%).

L'evasione nell'Unione Europea nel suo insieme è diminuita di 10,5 miliardi di euro nel 2016, passando a 147,1 miliardi di euro, attestandosi così al 12,3% delle entrate totali dell'Iva rispetto al 13,2% dell'anno precedente. Il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici ha commentato positivamente il miglioramento, invitando però i Paesi Ue a fare meglio, e non abbassare la guardia: "Gli Stati membri hanno migliorato la riscossione dell'Iva in tutta l'Ue. Tale sforzo deve essere riconosciuto e apprezzato. Ma una perdita di 150 miliardi di euro l'anno per i bilanci nazionali rimane inaccettabile, soprattutto quando 50 di questi miliardi finiscono nelle tasche di criminali, autori di frodi e probabilmente anche terroristi".  

Tra i 22 Stati membri, quanto a diminuzione del divario dell'Iva precista e riscossa, hanno ottenuto ottimi risultati la Bulgaria, Lettonia, Cipro e Paesi Bassi, tutti hanno registrato un calo di oltre 5 punti percentuali. Mentre è aumentato in Romania, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Francia. L'Italia dal 2012 al 2016 è riuscita a ridurre l'evasione dell'Iva del 3%, con un divario calato dal 29% a poco meno del 26%.