AREZZO

DI SÉ DICE solo «Sono nata contadina, ma ho un sogno grande». Il sogno di Ivana Ciabatti è quello di rendere più sostenibile la filiera dell’oro e di farlo con progetti che, in Italia e nel mondo, dove è presente con la sua società, la Italpreziosi, cambino la vita delle persone che lavorano con lei. Signora dell’oro, Ivana Ciabatti è una delle poche donne al mondo a possedere miniere d’oro. Nata a Castelfocognano, un piccolo paese immerso nelle Foreste Casentinesi, in provincia di Arezzo, oggi porta avanti progetti di empowerment femminile per il settore orafo con l’Onu in Colombia, Brasile e Papua Nuova Guida. Per lei «le donne meritano molto di più, partono bene, si laureano meglio e prima degli uomini, poi però si perdono per strada». Da qui i suoi progetti umanitari e l’idea di un nuovo stabilimento ad Arezzo, con al centro un nursery per le donne che lavorano con lei. E per dare maggior slancio al paese «puntiamo sulla bellezza e sulla meritocrazia, senza dimenticare i giovani e le loro idee innovative».

Chi è Ivana Ciabatti?

«Sono nata semplice e mi sento ogni giorno in guerra. Per questo combatto per cambiare questo mondo dall’interno, con un obiettivo in testa, far progredire le donne e parlare di sostenibilità».

Sostenibilità nel mondo dell’oro?

«Lo so, appare strano, questo è un settore al quale sono legati molti temi anche brutti, come lo sfruttamento, il sangue, le guerre. Ma si può estrarre oro anche in maniera sostenibile. Lo dico e lo pratico da 35 anni».

Dove sono le sue miniere?

«Abbiamo partecipazioni in centro America, Colombia, Messico e Stati Uniti».

Cosa significa sostenibilità in questo settore?

«Che si può estrarre e lavorare senza sfruttare nessuno, tanto meno le donne. Bisogna avere il coraggio di fare le cose. La sostenibilità è un tema che ho lanciato da Vicenza Oro anni fa e che in questa edizione è stata protagonista. Vanno cambiate le cose anche nel mondo dei preziosi, perfino all’origine, cioè nelle miniere».

È vero che non si trovano giovani preparati?

«È vero. Occorre rilanciare le scuole professionali e dare dignità ai giovani. Un buon tecnico può guadagnare molto più di un avvocato. Non tutti devono andare al liceo, anzi. Nei prossimi cinque o sei anni mancheranno 60 mila risorse umane. È un allarme che Federorafi e Confindustria Moda lanciano da tempo. Dagli istituti professionali tedeschi escono ogni anno migliaia di tecnici preparati, da noi molti, molti meno».

Lei ha dichiarato più volte che serve più meritocrazia, che cosa intende?

«Io sono una persona semplice, di origine contadina, ma ho sogni e valori grandi. Inoltre agisco in un mondo complicato, molto maschile da tanti anni. Molti anni fa gli arabi non volevano nemmeno trattare con me, proprio perché ero donna. Servono persone preparate. Questo è il mio concetto di meritocrazia. E sono convinta che le donne lo siano, solo che poi si perdono per la strada. Se ci fossero più donne non solo il settore orafo, ma il mondo andrebbe meglio».

Nascono da qui anche i suoi progetti umanitari nel mondo?

«L’Onu ci ha scelto per un progetto che partirà il prossimo anno sull’oro etico, in Colombia. La mia è una vera e propria missione. Sono per lo più donne coloro che lavorano nella filiera dell’oro. il progetto è per loro».

E per le donne italiane che cosa si può fare concretamente?

«Molto, anche per loro. Lavorano con me una cinquantina di persone in Italia e stiamo progettando il nuovo stabilimento. Ci sarà una nursery per i bambini delle donne giovani, perché io so quanto sia faticoso per una donna conciliare il lavoro con la vita familiare e spesso si è portate a dover scegliere, magari rinunciare. Invece occorre solo ripensare i luoghi di lavoro, dare maggiori servizi ed opportunità».

Se fosse ministro dell’economia, che cosa farebbe?

«Bisogna fare sistema. L’Italia ha così tanto da offrire in termini di bellezza. Il settore orafo ne è la dimostrazione. Con un maggior coinvolgimento delle donne, lo dice la Banca d’Italia, il Pil del paese aumenterebbe. E poi occorre diminuire il cuneo fiscale e ridare fiducia ai giovani, alle famiglie, alle imprese. Serve ridare dignità all’Italia che produce bellezza, con una visione e maggior attenzione ai giovani. Sono cose banali forse, ma utilissime».

Che cosa pensa delle start up?

«Servirebbe una maggior attenzione ai giovani con idee innovative. Negli Stati Uniti si guarda molto a loro, noi li frustriamo nella società, non li capiamo. Invece il mondo è loro e quindi ben vengano le start up anche in questo settore. L’innovazione, la meritocrazia e la bellezza salveranno il mondo e l’Italia».