di Achille Perego

Un futuro incerto con una ripresa che si sta annunciando modesta e certamente non capace di equilibrare i danni provocati dal momento più acuto dell’emergenza Coronavirus e dal lockdown. In particolare per i consumi non food (dall’abbigliamento al tempo libero all’elettronica) mentre per l’alimentare si è già esaurita la grande spinta agli acquisti – con tanto di veri e propri accaparramenti – che supermercati e discount avevano registrato in primavera con il ‘tutti a casa’. Claudio Gradara (nella foto tonda), presidente di Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta i principali marchi della distribuzione moderna, non nasconde la sua preoccupazione sia sull’andamento generale del settore (che nel 2019 valeva 138 miliardi di fatturato con 56mila punti vendita, oltre 3 miliardi di investimenti e una quota del 61,6% del totale delle vendite al dettaglio) sia su quello del Paese. E dato ormai per compromesso il 2020, per una ripresa nel 2021 sarà necessario, anche con i finanziamenti europei del Recovery Plan, mettere in campo misure incisive nel breve periodo, per sostenere la ripresa, e strutturali, capaci di assicurare “un rilancio, una rinascita del sistema economico nazionale che non stava già bene prima, dopo dieci anni di stagnazione, e con l’emergenza Covid-19 oggi sta ancora peggio”.

Quanto peggio, per quel che riguarda la spesa al supermercato degli italiani?

"La spinta all’acquisto partita con il lockdown, e durata fino ad aprile, si è già esaurita. Tanto che luglio e la prima parte di agosto hanno registrato un andamento negativo rispetto allo stesso periodo del 2019".

E per i prossimi mesi?

"Le nostre previsioni sono di un andamento ancora debole che dovrebbe far chiudere il 2020 in linea con il 2019. Un pareggio amaro se si pensa che nella grande distribuzione si è riversata una quota di consumi fuori casa venuti meno per i cambiamenti degli stili di vita e del modo di lavorare, si pensi allo smart working, per la pandemia. Dovremmo quindi vedere consumi aggiuntivi nella grande distribuzione, invece non è così. E tenendo conto del forte calo del canale horeca, non potranno non esserci negative ripercussioni sull’agroalimentare che ha subito anche la contrazione dell’export".

Se l’alimentare, seppure con difficoltà, tiene, sta andando peggio il non food?

"Purtroppo si stanno realizzando le nostre previsioni. Dopo la piccola fiammata iniziale di consumi post lockdown l’andamento delle vendite – anche per il mancato e tradizionale apporto dei turisti stranieri - è rimasto fortemente negativo, a partire dall’abbigliamento, settore in cui anche i saldi sono stati molto deludenti. Stanno andando un po’ meglio i consumi basici e l’elettronica, in particolare quella di alta gamma, ma di fronte a spese più impegnative, come l’arredamento, gli italiani sono molto prudenti e piuttosto che spendere, davanti a un futuro incerto, preferiscono rinviare le decisioni d’acquisto e risparmiare".

Questo scenario non certo positivo che effetti potrà avere dall’autunno sul settore?

"Specialmente nel non food le aziende stanno vivendo momenti di stress e un aumento di difficoltà finanziarie che possono portare anche alla chiusura. Una situazione che non potrà non avere ripercussioni anche sull’occupazione con 200mila posti di lavoro a rischio (circa il 10% dei 2,3 milioni di occupati) con il termine degli ammortizzatori sociali straordinari previsti per l’emergenza Coronavirus".

Il Covid quali altri effetti ha prodotto?

"Il boom, ormai irreversibile, dell’e-commerce. Per il non alimentare c’è stata una crescita di oltre il 20% con quote, per l’elettronica, ormai arrivate a circa il 30% sul totale delle vendite. Per l’alimentare, che aveva una quota di online più contenuta, di poco superiore all’1%, si parla addirittura di un incremento di oltre il 50%. E questo ha comportato un nuovo e grande impegno delle aziende per riorganizzarsi in funzione di questo cambiamento di modalità d’acquisto".

Come sta cambiando il carrello della spesa?

"Si sta normalizzando. La tendenza all’acquisto, e all’inizio del lockdown all’accaparramento, dei prodotti di base è rientrata. Non c’è più l’assalto a farina, uova e pasta ma, per esempio, il vivere più a casa, ha ridotto i consumi di prodotti come le insalate pronte. Così come si è normalizzato il rapporto tra acquisti nei piccoli negozi (cresciuti nel momento più acuto dell’emergenza Covid-19) e le superfici più grandi venendo meno il problema degli spostamenti. In generale rimane una grande attenzione al prezzo che ha favorito l’aumento delle vendite (oltre il 5%) nei discount. La quota dei supermercati è rimasta stabile mentre continuano a perdere terreno (meno 1-2%) le grandi strutture".

A proposito di prezzi, quali sono le previsioni per l’autunno?

"Dopo un incremento dei prodotti alimentari nei mesi scorsi tra l’1,5 e il 3%, c’è stato un totale riassorbimento da parte della gdo e ora l’inflazione è azzerata. Per il non alimentare, tra calo dei consumi e delle materie prime, siamo in deflazione".