Alberto Nagel, 56 anni, è l’amministratore delegato di Mediobanca
Alberto Nagel, 56 anni, è l’amministratore delegato di Mediobanca
di Elena Comelli È partito l’assalto di Leonardo Del Vecchio e Francesco Caltagirone al fortino di Mediobanca, ma Alberto Nagel rafforza le difese. Il patto di Piazzetta Cuccia ieri è stato blindato al 10% con l’ingresso di un nuovo socio, Monge (all’1,09%) e grazie all’arrotondamento delle quote degli azionisti storici Gavio e Lucchini, di fronte all’uscita dei Benetton con il loro 2,1% del capitale. L’obiettivo è ampliarsi ancora, prima che la disdetta di Edizione diventi effettiva dal prossimo primo gennaio, con il contributo degli attuali partecipanti e di eventuali nuovi ingressi, sapendo di poter contare sul 5%...

di Elena Comelli

È partito l’assalto di Leonardo Del Vecchio e Francesco Caltagirone al fortino di Mediobanca, ma Alberto Nagel rafforza le difese. Il patto di Piazzetta Cuccia ieri è stato blindato al 10% con l’ingresso di un nuovo socio, Monge (all’1,09%) e grazie all’arrotondamento delle quote degli azionisti storici Gavio e Lucchini, di fronte all’uscita dei Benetton con il loro 2,1% del capitale. L’obiettivo è ampliarsi ancora, prima che la disdetta di Edizione diventi effettiva dal prossimo primo gennaio, con il contributo degli attuali partecipanti e di eventuali nuovi ingressi, sapendo di poter contare sul 5% fuori patto detenuto da UnipolSai (1,9%), Vincent Bolloré (intorno al 2%), Diego Della Valle e Roberto Bertazzoni.

Il patto può così continuare a offrire una sponda all’attuale management, alle prese col suo primo azionista Leonardo Del Vecchio (18,9%) e con Francesco Gaetano Caltagirone (al 3% con opzioni per salire al 5%), impegnati in uno scontro frontale con Nagel sulla strategia delle Generali. Per i due grandi vecchi dell’imprenditoria italiana, Nagel è colpevole di aver stretto le Generali in un abbraccio mortale, che impedisce al Leone alato di spiccare il volo della grande crescita dimensionale.

Proprio ieri è emerso che il costruttore romano ha fatto un passo avanti nel Leone di Trieste, portando la sua presenza al 6,45% (dal 6,26%) con l’effetto di aumentare al 12,81% la quota di Generali in mano al patto stretto con Delfin (5,19%) e Crt. Mediobanca, da parte sua, è appena salita al 17,2%, con un prestito titoli pari al 4,3% organizzato da Bnp Paribas.

Il blitz di Mediobanca, con una sorta di arrocco da 1,3 miliardi di euro sul capitale della compagnia assicurativa, punta soprattutto alla riconferma del numero uno di Generali, Philippe Donnet. La mossa di Nagel è giustificata dall’esigenza di "proteggere" il piano industriale di Piazzetta Cuccia, che ha nella partecipazione in Generali un tassello-chiave, tanto che da lì viene circa il 30% dell’utile del gruppo. Un ritorno importante, che non si vuole sia messo a rischio da possibili deviazioni dalla linea strategica portata avanti dalla compagnia che, sotto la guida di Philippe Donnet, ha ottenuto in Borsa le migliori performance: +54% la rivalutazione del titolo dalla presentazione del primo piano del manager francese, a fine novembre 2016.

La contesa su Generali è destinata a durare fino al prossimo aprile, quando il gruppo riunirà l’assemblea per la scelta del consiglio di amministrazione. L’assalto al fortino di Mediobanca, invece, ha tempi più lunghi e potrebbe arrivare a compimento fra un anno e mezzo, quando scadrà il mandato dell’attuale board e dello stesso Nagel. Ieri, intanto, né le richieste di Del Vecchio di modificare lo statuto dell’istituto milanese alla prossima assemblea del 28 ottobre né la partita Generali sono entrate nella riunione all’accordo parasociale di Piazzetta Cuccia. Al termine dell’assemblea del patto una fonte ha preannuciato che l’accordo potrebbe allargarsi entro fine anno: "C’è disponibilità degli attuali soci a salire e sono attese manifestazioni di interesse anche dall’esterno".