Energia e mercato libero, l’economista Tabarelli: “Le offerte ci sono, ma tra gli italiani ha vinto la pigrizia”

Il fondatore e presidente di Nomisma Energia sull’addio al mercato tutelato: ora è tempo di cambiare. "Un periodo propizio perché le quotazioni del gas sono più basse". Rimandare? "Anche la Francia si è arroccata, poi ha dovuto cedere"

Roma, 29 novembre 2023 – Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società di ricerca su energia e ambiente. Davanti alle polemiche sulla mancata proroga del mercato tutelato per elettricità e gas, si fa strada una sgradevole sensazione: siamo davanti all’ennesimo pasticcio all’italiana?

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"C’è un solo fondamento del mercato libero, in qualsivoglia settore, ed è l’esistenza di un rapporto di fiducia reciproca fra le parti coinvolte. Fiducia che, purtroppo, nel nostro Paese è minata da tempo. In un passaggio così cruciale come quello dal mercato tutelato al mercato libero, le autorità, in particolare quelle di vigilanza come Arera (l’autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ndr), dovrebbero essere punto di riferimento imprescindibile per i cittadini. Invece, sono completamente delegittimate, svuotate di significato. Un risultato cui hanno contribuito anche certi esponenti politici".

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Come siamo arrivati fin qui?

"Dovremmo ripercorrere la storia italiana dagli anni Sessanta in poi, ovvero dalla creazione, nel 1962, dell’Ente nazionale per l’energia elettrica – più nota come Enel Spa – società pubblica che deteneva il monopolio dei clienti finali. Un regime durato fino al 1999, ovvero fino al cosiddetto ‘decreto Bersani’, che diede il via (dopo ripetute sollecitazioni dell’Unione europea) alla liberalizzazione del mercato dell’energia. Il mercato libero, però, è realmente partito solo nel 2007. Vi operano decine di operatori, eppure, a oggi, un italiano su 4 non conosce ancora la differenza fra mercato libero e mercato tutelato. E in tanti sono convinti che il mercato libero sia meno conveniente rispetto a quello tutelato".

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È così?

"Al contrario. Secondo diversi studi condotti nel 2022 – in concomitanza con la fiammata dei prezzi dell’energia, innescata dalla guerra russo-ucraina – gli utenti del mercato libero hanno pagato il 33% in meno rispetto a quelli del mercato tutelato. Un risparmio dovuto al fatto che diversi operatori del mercato libero applicavano, per periodi di tempo più o meno lunghi, tariffe fisse, per avere la meglio sulla concorrenza".

Come si esce da questa impasse?

"Come hanno già fatto venti milioni di italiani: vincendo la proverbiale pigrizia che contraddistingue l’utente medio e valutando fornitore e tipo di contratto fra le tantissime proposte disponibili. Una volta che saremo allocati, dovremmo anche smettere di ricevere le continue telefonate da cui siamo subissati in queste settimane. Se abbiamo bisogno di supporto nella scelta possiamo affidarci alle associazioni dei consumatori".

C’è un momento migliore per effettuare il passaggio, in vista delle scadenze del 1° gennaio per il gas e del 1° aprile per l’elettricità?

"Attualmente siamo in un buon momento: le quotazioni del gas sono notevolmente più basse rispetto allo stesso periodo di un anno fa e non prevediamo aumenti degni di nota per il prossimo trimestre. Ovviamente, non abbassiamo la guardia: l’inverno non è ancora finito e la situazione geopolitica è in continua evoluzione".

Intanto martedì è arrivato il via libera di Bruxelles alla quarta rata del Pnrr, su cui ha influito, probabilmente, la definitiva liberalizzazione del mercato elettrico (che era un requisito della terza rata). Condivide il pressing esercitato dall’Unione europea?

"Certamente, perché era un impegno assunto e più volte ribadito dal governo italiano, sebbene non fosse mai stato realmente completato. Altrimenti, avremmo potuto fare come la Francia, che si è arroccata nella difesa dei propri ‘campioni nazionali’, per poi cedere comunque, sia pur debolmente, alla liberalizzazione. L’auspicio è che si smetta di polemizzare su questo passaggio e si torni a parlare delle priorità indifferibili per il Paese, come la riduzione della dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti energetici. L’unica soluzione realmente valida per agire sul caro energia".

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