di Daniele Monaco

Il ‘window dressing’ è una pratica che avviene per "abbellire" i bilanci, ma ormai andiamo verso un’economia della fiducia, della trasparenza e della reputazione. "Care donne, i modelli di leadership stanno cambiando: è ora di non farsi più ingannare con il numero di donne presenti in organico ma di sapere quante sono ai piani alti delle aziende". Con questa similitudine Luisa Bagnoli (nelle foto), fondatrice e Ceo di Beyond International, società milanese di consulenza in leadership e innovazione manageriale legata ai future trends, membro del team ‘Donne per un nuovo Rinascimento’ del ministero per le Pari opportunità, descrive progressi apparenti e nuove opportunità della condizione femminile nel lavoro e nella società, "dove soft skill e Unique talent individuali avranno un ruolo fondamentale nell’occupabilità e nell’equilibrio dell’ecosistema economico". Un tema, lo "Unique talent", al quale l’imprenditrice ha dedicato anche il libro "La Lupa blu" (Scalpendi Editore, 2020) "una metafora sulla capacità di riconoscere il proprio talento, rivolta sia ai bambini sia agli adulti perché siamo sempre in tempo per vederlo, accettarlo e agirlo".

Bagnoli, per fortuna l’Europa è guidata da tre donne...

"Appena una nota di colore, se la pandemia ci fa regredire: secondo uno studio McKinsey la perdita di lavoro globale è per il 54% a carico delle donne, benché rappresentino il 39% dell’occupazione. Persino nel mondo scientifico stanno pubblicando meno studi rispetto a prima e il numero di autori uomini aumenta più rapidamente, secondo Nature. I panel delle conferenze poi sono la cartina di tornasole, tanto che talvolta si parla di ‘manel’".

È una questione di potere?

"È l’idea che ne abbiamo: l’archetipo maschile è quello del ‘potere su’, ovvero il dominio su progetti o persone. Per le donne vale meglio il ‘potere di’ cambiare il mondo in un’ottica di responsabilità e azione all’interno di un gruppo, la ‘mentorship’".

Idee per il cambiamento?

"Il successo delle aziende si basa sempre più su brand awareness, fiducia e trasparenza: si potrebbe incentivare la presenza di quote rosa nel management in azienda, con premialità fiscali come infatti è stato recentemente fatto in parte. Un’altra chiave è la comunicazione televisiva: la pubblicità offre spesso lettura sessiste dei ruoli di genere, servirebbe più autodisciplina. I telefilm dovrebbero proporre nuovi role model. Una cultura della scelta libera beneficerà anche gli uomini, altrimenti perpetreremo solo bias cognitivi alla base di quei meccanismi del conformismo capaci di oscurare il talento, presente in ognuno a ogni età".

Il tema è collegato ai percorsi personali?

"Certo. Accettare il proprio ‘Unique talent’ personale con senso di responsabilità è il primo passo per aziende sane, capaci di superare il modello di controllo e predizione a favore più di un’autonomia condivisa, tipica di una leadership femminile, più inclusive verso le donne e per una società più equilibrata. È il punto di partenza in un mondo in cui l’innovazione mette in crisi la prevedibilità degli scenari di lavoro, nonché la modalità tradizionale di acquisizione delle hard skill, sempre più brevi e momentanee: si pensi all’"università" di Google. Servirà quindi un nuovo sistema di istruzione ‘life long learning’. Ma intanto cosa resta? Le soft skill, affidabili nel tempo".

Quali sono le soft skill più importanti?

"Il futuro richiede soft skill come l’hyperloop cognitivo (la connessione celebrale rapida e incrociata dei due emisferi, così la chiamiamo in Beyond), il pensiero pratico e creativo, spesso più femminili per ragioni biologiche e culturali, ma adottare un bias al contrario verso gli uomini è sbagliato. L’empatia sarà sempre più centrale nell’economia della cura. I servizi alla persona avranno un valore aggiunto crescente: ed è proprio la nostra caratteristica di "esseri umani" che ci può far vincere la sfida anche della robotica. Esprimere lo "Unique Talent" significherà guidare il periodo di grandi cambiamenti che affronteremo nei prossimi anni in maniera attiva, positiva e costruttiva per l’umanità intera, il pianeta e tutti noi".