2 mag 2022

Embargo petrolio russo: Germania e Polonia pronte. Gas in rubli, giallo su Cingolani

L'Ue sta lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni, per il quale però resta necessaria l'unanimità degli stati membri. Riunione dei ministri dell'energia europei per una posizione comune di fronte alla richiesta di Mosca di venire pagata in rubli

A view shows the Russian oil producer Gazprom Neft's Moscow oil refinery on the south-eastern outskirts of Moscow on April 28, 2022. (Photo by Natalia KOLESNIKOVA / AFP)
Una raffineria di petrolio alla periferia di Mosca (Ansa)

Roma, 2 maggio 2022  - Ministri dell'energia Ue riuniti a Bruxelles per decidere sulle sanzioni alla Russia. L'Europa va verso un embargo del petrolio, da capire se con qualche eccezione (Ungheria e Slovacchia). Diverso il discorso sul gas, con il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani al centro di un mini-caso dopo un articolo pubblicato da Politico "Penso che sarebbe bene per qualche mese, almeno, permettere alle aziende di andare avanti e pagare in rubli, mentre comprendiamo il quadro giuridico e le implicazioni", le dichiarazioni riportate dal giornale e attribuite a Cingolani. "Credo che le compagnie petrolifere e del gas non possano rischiare di pagare e poi essere accusate di aver infranto le sanzioni, ma allo stesso tempo non possono rischiare... di non pagare in rubli", si legge ancora. In contratti lunghi "i costi sarebbero estremamente alti".

Pochi minuti dopo la pubblicazione dell'articolo, ecco la smentita del ministero della Transizione Ecologica. "L'articolo pubblicato da Politico dal titolo 'Italy open to paying for Russian gas with rubles' è fuorviante e non corrisponde alla posizione espressa dal ministro Cingolani che non ha mai aperto ad un pagamento in rubli", recita una nota. Che aggiunge: "in attesa che si definisca unitariamente, a livello di Ue, la posizione sui pagamenti, lo schema euro/rubli che prevede che le imprese paghino in euro, al momento non lascia ravvisare una violazione delle sanzioni stabilite il 24 febbraio".

Il nodo embargo sul petrolio

Con un embargo del petrolio russo "avremmo un problema locale e ovviamente un aumento dei prezzi e forse le catene di approvvigionamento non sarebbero sicure ma non colpirebbe l'economia nazionale nel suo insieme. Quindi, dopo due mesi di lavoro, posso dire che la Germania non è contraria a un embargo petrolifero alla Russia. Ovviamente è un carico pesante da sopportare, ma siamo pronti a farlo". Queste le parole del ministro tedesco per gli Affari economici e l'azione climatica Robert Habeck arrivando a Bruxelles.

Anche la Polonia è pronta a essere completamente indipendente dal petrolio russo ed è disposta a sostenere altri Paesi per tagliare le loro forniture di combustibili fossili da Mosca, ha affermato la ministra dell'Ambiente e del Clima del Paese Anna Moskwa, riporta il Guardian. "La Polonia è orgogliosa di essere nell'elenco di Putin dei paesi ostili", ha detto ai giornalisti prima di un incontro a Bruxelles con i colleghi europei per discutere di energia.

Kadri Simon, commissaria Ue all'energia, ha confermato che, dopo lo stop alle forniture di gas a Polonia e Bulgaria, la Russia non può essere considerata fra i "fornitori affidabili e tutti gli stati membri devono avere dei piani per un'eventuale interruzione totale della fornitura".

Ma l'Ungheria non si muove dalla sua posizione: continua a restare contraria a qualsiasi embargo dell'Unione europea sulle importazioni russe di petrolio e gas. Lo ha annunciato il portavoce del governo Zoltan Kovacs. "La posizione ungherese riguardo a qualsiasi embargo su petrolio e gas non è cambiata: non li sosteniamo", ha scritto Kovacs su Twitter. L'Ue sta lavorano a un nuovo pacchetto di sanzioni che prevedrebbe tra l'altro una graduale stretta delle importazioni di petrolio, per il quale resta necessaria l'unanimità degli stati membri. Varsavia chiede sanzioni immediate.

Prezzi benzina e gasolio, oggi nuovi forti aumenti

La riunione a Bruxelles

Oggi i i 'ministri dell'energia' dei paesi dell'Unione Europea si sono ritrovati dunque per una riunione urgente con l'obiettivo di concordare una posizione comune di fronte alla richiesta della Russia di venire pagata in rubli per le consegne di gas, pena l'interruzione del servizio. La Russia fornisce il 40% del fabbisogno di gas dell'Ue, una dipendenza che rende di immediata comprensione la riluttanza con la quale tanto la Germania che altri paesi dell'Unione dimostrano all'idea di stoppare bruscamente le importazioni di energia russa.

Nell'Unione europea "non possiamo ragionevolmente pensare di sostituire tutto il gas russo fossile con altre forniture e quindi abbiamo un piano che opera anche su efficienza energetica, rinnovabili e qualunque altra soluzione" ha ammesso il ministro della transizione ecologica della Francia, Barbara Pompili.

In ogni caso, "c'è una volontà politica di smettere di acquistare petrolio dalla Russia e avremo misure e una decisione su un ritiro graduale la prossima settimana", ha affermato un funzionario europeo coinvolto nelle discussioni. Appare più che probabile che la Commissione metterà sul tavolo una proposta di embargo che prevede un periodo di transizione fino alla fine dell'anno. Si tratta di una road map (che potrebbe durare dai sei agli otto mesi) non certo facile da attuare principalmente perché due paesi europei senza sbocco sul mare (Ungheria, appunto, e Slovacchia) dipendono dagli oleodotti russi: non hanno porti e non sono collegati ad alcun gasdotto europeo ed è dunque necessario costruire infrastrutture o trovare alternative per il loro approvvigionamento energetico.

Inoltre, è serrato il dibattito sulle azioni da compiere affinché le decisioni europee non facciano registrare un'impennata globale dei prezzi del petrolio, che sarebbe gravemente controproducente. "Dobbiamo stare attenti con un divieto europeo globale sulle importazioni di petrolio", ha avvertito con ampio anticipo il segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen.

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