Il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi (Ansa)
Il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi (Ansa)

Roma, 8 agosto 2018 - Una riforma condivisa che metta mano alla crescita di un settore importante per la democrazia e il progresso civile della società, l’editoria, da portare avanti senza scossoni e con il contributo di tutti i protagonisti. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vito Crimi, nella seconda parte dell’audizione alla commissione Cultura di Montecitorio conferma le linee essenziali già esposte quindici giorni fa e, rispondendo alle domande dei deputati, annuncia per settembre l’apertura di un tavolo allargato a cui prenderanno parte tutti gli addetti ai lavori, almeno quelli che rappresentano le categorie protagoniste del settore. Un approccio aperturista e dialogante, quello di Crimi, che proprio per questo ha riscosso il consenso degli editori, rappresentati dal presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti. «Siamo soddisfatti – ha detto Riffeser Monti – che il sottosegretario Crimi abbia evidenziato la necessità di coinvolgere tutte le forze politiche, anche quelle di opposizione, e di ricercare la piena condivisione di tutto l’arco costituzionale come mai fatto da precedenti governi per la riforma del settore».
 
I tavoli che da settembre saranno aperti con il coinvolgimento dei soggetti interessati e delle commissioni parlamentari sono tre: uno sul diritto d’autore, uno sulla filiera del settore e uno sul giornalismo e sul nuovo modo di accedere ed esercitare la professione giornalistica. Come aveva già fatto il 26 luglio, Crimi si è soffermato sui contributi all’editoria, il cui sistema egli intende rivedere, spostando le risorse, o almeno una parte di esse, dal sistema degli editori ai lettori. La forma precisa di questo nuovo meccanismo deve ancora essere individuata, ma si pensa, ha detto il sottosegretario, o a incentivi a nuovi abbonamenti digitali o diminuendone il costo o facendone acquisire più di uno. In ogni caso, ciò che sarà deciso avverrà con gradualità, senza tagli o riforme dall’oggi al domani, e soprattutto con una certezza di durata nel tempo in modo tale che i soggetti coinvolti possano adeguarsi e poi essere tranquilli del fatto che non si rimetta subito dopo le mani nel settore. 
 
Crimi ha poi parlato del diritto d’autore, «che non è cosa esclusiva del Mibact», e dell’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, da sempre un cavallo di battaglia dei Cinquestelle. «Vedremo, valuteremo a ottobre dopo che l’Ordine avrà proceduto con le promesse di autoriforma». Parole cui ha subito replicato il presidente dell’Ordine, Carlo Verna: «Nessuna pressione indebita. Sì alla riforma ma nessuna minaccia abolizionista».
Crimi ha risposto alle domande dei deputati, e non tutti alla fine si sono detti soddisfatti. Per Anna Ascani, capogruppo Pd in commissione Cultura, «il governo sull’Ordine dei giornalisti non ha le idee chiare, mentre non ha detto poco o nulla sulle agenzie e il diritto d’autore». Secondo Gabriele Toccafondi, di Civica Popolare, «c’è ancora troppa confusione su fondi diretti e indiretti, diritto d’autore, Ordine. Parliamo di un settore fondamentale, non di un blog».