Quota 102, la simulazione
Quota 102, la simulazione
Nessuna riforma strutturale in manovra, perché non ci sono le risorse per farla. Ma tavoli aperti da dicembre per arrivare a un cambiamento delle regole della Fornero dal 2023: e in primo piano rimane la cosiddetta Opzione tutti, con la previsione di una flessibilità in uscita da 63-64 anni ma con il calcolo interamente contributivo della pensione. Questo, però, significa che per il 2022, salvo qualche minimo correttivo, varranno le misure previste in manovra: da Quota 102 alla proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna. È questo l’esito del round negoziale a Palazzo Chigi tra il premier Mario Draghi e i suoi ministri economici e i leader sindacali. I sindacati mettono sul tavolo tutti i temi aperti, dalle tasse alle pensioni, fino al precariato. E sulla previdenza...

Nessuna riforma strutturale in manovra, perché non ci sono le risorse per farla. Ma tavoli aperti da dicembre per arrivare a un cambiamento delle regole della Fornero dal 2023: e in primo piano rimane la cosiddetta Opzione tutti, con la previsione di una flessibilità in uscita da 63-64 anni ma con il calcolo interamente contributivo della pensione. Questo, però, significa che per il 2022, salvo qualche minimo correttivo, varranno le misure previste in manovra: da Quota 102 alla proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna.

È questo l’esito del round negoziale a Palazzo Chigi tra il premier Mario Draghi e i suoi ministri economici e i leader sindacali. I sindacati mettono sul tavolo tutti i temi aperti, dalle tasse alle pensioni, fino al precariato. E sulla previdenza chiedono risposte immediate e concrete, perché la loro mobilitazione sul tema resta aperta. Al tavolo il ministro Franco ribadisce che nella legge di Bilancio non ci sono le risorse per affrontare una riforma strutturale delle pensioni ma, è la novità, assicura la disponibilità ad avviare il confronto sulla Fornero in tempi brevi, già a partire da dicembre. Ai sindacati non basta però, e così Draghi garantisce che l’apertura del tavolo sarà sancita formalmente con un passaggio – verbalizzato – in Consiglio dei ministri.

La partita sulle pensioni si giocherà però su due binari perché dalla prossima settimana, forse già martedì, si aprirà un tavolo al Mef per vedere se ci sono margini per ritocchi in manovra, per i gravosi e l’Ape social ma anche per misure a costo zero che possono cominciare ad aprire la strada alle pensioni di garanzia per i giovani (revisione dei coefficienti di trasformazione per il futuro, misure per facilitare la pensione integrativa come il silenzio assenso).

L’altro tavolo, quello per eliminare "le storture" della Fornero, spiegano i sindacati, avrà invece un orizzonte più ampio e punterà a scrivere già nel prossimo Def di fine marzo-inizio aprile, quale sarà la direzione della riforma, da attuare molto probabilmente con la legge di Bilancio dell’anno prossimo. Quindi dal 2023.

Con l’ipotesi, allo studio del governo, di legare la flessibilità ai contributi effettivamente versati, in modo da non tradire lo spirito del sistema contributivo pieno.

OPERAIO DEL ’58

Con 37 anni di lavoro non cambia nulla

Operaio o impiegato nato nel 1958 e che abbia oggi 37 anni di contributi: nel 2022 sarebbe potuto andare in pensione con quota 100. Potrà ugualmente andare in pensione con Quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi). In questo caso non cambia niente per il lavoratore. 

CLASSE 1959

Quota 100 addio, uscita posticipata

 Operaio o impiegato nato nel 1959 che non è potuto andare via con Quota 100 perché privo dei 38 anni di contributi a fine 2021: con l’abolizione dell’uscita anticipata potrà andare via almeno 4-5 anni dopo, a meno che per il dopo 2022 non venga prevista una soluzione più flessibile.ù

NATO NEL 1960

L’attesa durerà 5 o 6 anni

Operaio o impiegato nato nel 1960 e che abbia cominciato a lavorare nel 1984: nel 2022 sarebbe potuto andare in pensione con Quota 100. Con l’abolizione potrà andare via almeno cinque-sei anni dopo, a meno che per il dopo 2022 non venga prevista una soluzione più flessibile. 

DONNA DI 58 ANNI

Taglio dell’assegno dal 20 al 30 per cento

Lavoratrice che raggiunge i 58 anni di età (59 se autonoma) e i 35 anni di contributi al 31 dicembre 2021: può uscire nel 2022 con opzione donna che è stata prorogata. Ma dovrà accettare il taglio dell’assegno dal 20 al 30 per cento perché la pensione sarà calcolata con il metodo contributivo. 

IMPIEGO GRAVOSO

Via a 63 anni di età e 36 di contributi

Operaio o impiegato che svolge un lavoro gravoso (insegnanti scuola materna, portantini, giardinieri, lavoratori delle pulizie, conduttori di veicoli e altri) e che raggiunge i 63 anni di età i 36 di contributi nel 2022: potrà lasciare il lavoro con l’Ape sociale.