Vola sempre più in alto la startup Emoj, nata tre anni fa all’interno dell’Università Politecnica delle Marche per misurare attraverso il riconoscimento facciale le emozioni dei consumatori.

La sua fondatrice e presidente Maura Mengoni (a destra nella foto con il socio Luca Giraldi), 40 anni, è stata eletta tra le prime 50 persone più influenti dell’anno da Wired Italia e a inizio gennaio durante la fiera Ces di Las Vegas, la più importante al mondo dedicata alla tecnologia, allo stand di Emoj è arrivata anche la visita e i complimenti del ministro dell’innovazione tecnologica Paola Pisano. «Sono lusingata – sottolinea Mengoni – forse il fatto di essere una donna in un mondo tutto al maschile mi ha aiutato».

Quello che Maura non dice è che nonostante la presenza femminile nel settore della tecnologia sia ancora visto con notevole circospezione, quello che lei sta facendo con il suo team di ricercatori potrebbe cambiare per sempre l’approccio globale agli acquisti in qualsiasi settore merceologico. Al momento la startup si rivolge prevalentemente al retail, il negozio fisico, installando nei punti vendita una serie di telecamere in grado di registrare in tempo reale le emozioni degli avventori per creare la migliore esperienza di acquisto possibile. E dunque, ça va sans dire, aumentare vendite e fatturato.

Determinante è stato l’incontro, avvenuto nel 2015, con l’attuale socio Luca Giraldi, esperto di marketing e in cerca di nuove tecnologie per «oggettivare» la customer experience. E mentre sono già arrivate proposte per aprire una sede negli Stati Uniti e sviluppare ulteriormente l’algoritmo che guida i processi, l’Italia non sembra cogliere appieno le potenzialità di Emoj. «Siamo gli unici qui a lavorare con questa tecnologia, che abbiamo brevettato – illustra la presidente – ma nel nostro Paese il settore del retail fa fatica ad innovare e le startup sono considerate poco dai grandi investitori. Ora siamo in fase di industrializzazione del prodotto e tra pochi giorni saremo pronti a sbarcare all’estero. Il mio sogno però è di poter restare nella mia terra, le Marche, che amo tantissimo».

Quale futuro per i negozi fisici, di prossimità, già duramente provati dalla crisi, dalla concorrenza del web e dei grandi centri commerciali? «Non moriranno – assicura Maura – l’online verrà utilizzato come una leva ma poi l’esperienza di acquisto si fa nel mondo reale. Ed è lì che noi andiamo a intervenire«. Come? Gli «occhi« tecnologici di Emoj sono in grado di mappare in tempo reale le emozioni di ogni persona quando è vicina al brand o al prodotto e creare l’ambiente ad hoc sfruttando l’intelligenza emotiva. Dalle luci alla musica, dalle immagini sugli schermi ai colori alle pareti, tutto nel negozio potrà essere personalizzato per ogni cliente. Una vera rivoluzione, per la quale forse serviva proprio l’intuito di una donna, particolarmente attenta alla shopping experience.

Mengoni, che è anche docente di Ingegneria meccanica e Progettazione industriale alla Politecnica, vorrebbe vedere più donne eccellere in questo settore. Oggi per Emoj lavorano 10 persone, tutti ricercatori di alto profilo che stanno sviluppando nuovi prototipi anche per l’automotive, altro comparto a cui la startup si rivolge. «Sono particolarmente grata all’Università Politecnica – afferma Maura – perché ci ha permesso di sviluppare l’idea supportandoci con assegni e dottorati di ricerca, mettendo a disposizione spazi adeguati e figure qualificate».