Giuseppe Catapano

BOLOGNA

RICORDA un aneddoto. Risale a oltre trent’anni fa. Nessuno, fino a quel momento, aveva pensato al latte di soia come risposta alla crescente domanda di salute e benessere. Nessuno prima di Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Valsoia. L’azienda emiliana, oggi leader nell’alimentazione salutistica, non esisteva ancora. Sarebbe nata da lì a poco, nel 1990, perché l’intuizione di Sassoli de Bianchi – professione neurologo con una spiccata passione per l’arte – si rivelò vincente. Mi si domandava – ricorda – cosa fosse il latte di soia e chi lo avrebbe bevuto. Rispondevo che era pensato per gli intolleranti al latte tradizionale e per coloro che hanno problemi di colesterolo. ‘Berranno il tè’, mi sentivo dire. Ma io ero convinto della bontà del progetto di rendere disponibili alternative vegetali ai cibi tradizionali.

La storia dice che ha avuto ragione lei.

I nostri prodotti sono molto diffusi e oggi affrontiamo una concorrenza forte. Però abbiamo aperto noi la strada. Valsoia ha sempre fatto da apripista, l’innovazione è nel dna dell’azienda. E lo è ancora di più la cultura. Nel caso specifico, la cultura del cibo.

Con bevande, yogurt e gelati vegetali avete creato un mercato che prima non c’era. C’è spazio per ripetersi?

Stiamo per aprire una nuova frontiera: una linea di prodotti a base di leguminose. Le proteine dei legumi sono molto sane e, combinate con Omega 3, favoriscono la riduzione del colesterolo. Abbiamo da sempre combattuto il colesterolo, con questi nuovi prodotti rafforzeremo il nostro posizionamento in questo segmento di mercato.

A chi vi rivolgete?

A chi cerca qualcosa di migliore dal punto di vista del sapore e di più efficace sulla salute. Ci rivolgiamo anche agli intolleranti al lattosio, perché questi prodotti possono essere consumati in sostituzione o in alternativa al latte vaccino, agli yogurt, ai gelati e ad alcuni salumi come bresaola e speck.

Sarà un’altra rivoluzione?

Sarà una linea di avanguardia, sul mercato non c’è nulla di simile. I nuovi prodotti verranno lanciati a breve, siamo ambiziosi. Puntiamo a conquistare quote di mercato importanti.

Un’altra novità è costituita dalle confetture Santa Rosa Light, con il 50% di zuccheri in meno. Quali aspettative?

Siamo appena partiti e riscontriamo molto interesse da parte della distribuzione. Anche in questo caso vogliamo conquistare una quota di mercato importante nelle confetture, rafforzando la presenza della marca Santa Rosa.

È vero che i consumatori di oggi sono molto più attenti alla sana alimentazione?

C’è una tendenza molto forte all’abbinamento tra salute e alimentazione. Abbiamo 15 milioni di famiglie che si stanno orientando verso questi consumi innovativi. Diventeranno di più: il tema della salute è centrale nella vita dell’individuo.

Siamo nel momento di maggiore interesse per l’alimentazione salutistica?

No, quello deve arrivare. C’è una prateria ancora da conquistare attraverso la tecnologia alimentare, l’attenzione da parte delle aziende e quella da parte dei consumatori. La combinazione di questi tre aspetti fa sì che ci siano ampi margini di crescita.

Ritorna il concetto di innovazione come passepartout per aprire nuove frontiere.

L’innovazione non è altro che la risposta a esigenze cambiate. Un esempio: sappiamo che il 45% della popolazione dorme male, partendo da questo dato si comincia a pensare a quali soluzioni proporre. E infatti Valsoia sta entrando in questo settore con un nuovo prodotto, BlueNyx, un integratore innovativo che favorisce il percorso naturale del sonno. Questo settore è strategico per noi, strettamente legato all’alimentazione. Chi dorme male mangia troppo e chi mangia male dorme peggio.

Cosa c’è nel futuro di Valsoia?

Le direttrici sono chiare: la salute in generale e in particolare le tematiche legate al colesterolo, alle intolleranze, alla riduzione di zucchero e al miglioramento generale delle condizioni di vita, quindi anche del sonno. Su queste lavoriamo in termini di prodotti. In generale, un tema importante è l’export.

Registrate una crescita notevole negli Stati Uniti. Come si spiega?

Stiamo entrando in diversi mercati, europei e non. Negli Usa siamo arrivati due anni fa, lì è molto apprezzato il gelato. Oltreoceano il gelato italiano salutistico non esisteva, lo abbiamo portato noi. L’italianità combinata alla salute è un’arma vincente. Infatti stiamo crescendo.

Nuovi mercati?

Prospettive interessanti in Germania, Spagna e Nord Europa: Norvegia e Paesi Baltici si stanno affacciando ai consumi salutistici. Dobbiamo conquistare posizioni. Insisteremo su questi mercati, più che aprirne altri.

E l’Italia?

Qui portiamo l’innovazione a ritmo continuo.

Valsoia è un’azienda in crescita, sana e quotata all’MTA della Borsa di Milano con una market cap di circa 140 milioni: trent’anni fa si aspettava di arrivare a questo punto?

Avevo fiducia, perché se non c’è fiducia è meglio non fare l’imprenditore. Ma non possedevo certezze, stavamo proponendo qualcosa di nuovo, di mai visto. Prima di creare prodotti abbiamo fatto cultura attraverso la comunicazione che ha educato le persone ad alimentarsi in modo più sano. I pilastri del nostro lavoro sono, da sempre, la ricerca scientifica e la comunicazione.