di Giulia Prosperetti "In Italia è necessario ispirare e sostenere i giovani talenti, con particolare riferimento all’ambito scientifico e tecnologico, favorendo la collaborazione tra scienza e scuola e promuovendo la cultura scientifica come leva strategica per il progresso della società". È il messaggio lanciato da Francesca Pasinelli, presidente della Fondazione DiaSorin e direttore generale della Fondazione Telethon. Con l’arrivo del Covid è cambiato l’approccio nei confronti della ricerca scientifica? "Forse mai come in questo periodo di pandemia l’opinione pubblica ha compreso l’importanza della ricerca anche in un...

di Giulia Prosperetti

"In Italia è necessario ispirare e sostenere i giovani talenti, con particolare riferimento all’ambito scientifico e tecnologico, favorendo la collaborazione tra scienza e scuola e promuovendo la cultura scientifica come leva strategica per il progresso della società". È il messaggio lanciato da Francesca Pasinelli, presidente della Fondazione DiaSorin e direttore generale della Fondazione Telethon.

Con l’arrivo del Covid è cambiato l’approccio nei confronti della ricerca scientifica?

"Forse mai come in questo periodo di pandemia l’opinione pubblica ha compreso l’importanza della ricerca anche in un Paese come il nostro dove la scienza è sempre stata considerata dalla politica il fanalino di coda rispetto alle scelte di investimento pubblico. Nei Paesi dove gli investimenti in ricerca sono continuativi e sostanziosi si è arrivati alla messa a punto di vaccini in tempi rapidi. In Italia vi è ancora, tuttavia, una scarsa conoscenza del metodo scientifico: non si ammette il fatto che davanti a qualcosa di sconosciuto, come questo virus, è ragionevole che il mondo della scienza esprima pareri che non siano certezze e che costruisca la conoscenza nel tempo, via via che si hanno delle evidenze".

Come favorire la promozione di una cultura scientifica?

"Partendo dalla scuola. Le scienze vengono studiate poco, attraverso un apprendimento prettamente libresco, e rappresentano ancora un ambito spesso trascurato della cultura. Per tale ragione con la Fondazione stiamo portando avanti Mad for Science. L’obiettivo è quello di far apprendere ai ragazzi come avviene il lavoro in laboratorio, insegnando a utilizzare strumenti, reagenti e provette. Si tratta di una gara tra licei con in palio un montepremi di oltre 175mila euro da destinare all’allestimento di laboratori di scienze".

Storicamente l’ambito scientifico è sempre stato molto maschile. Oggi è ancora così?

"Nelle scienze ‘dure’ (fisica, matematica, ingegneria) persiste una maggioranza maschile ma la tendenza sta cambiando. Ora nelle facoltà di biologia, biotecnologie e medicina la componente femminile è quasi preponderante e anche nei laboratori di ricerca. Ancora non vediamo tante donne ai vertici ma la mia convinzione è che il percorso sia inarrestabile. Ragazze brave e attratte dalle scienze stanno crescendo. Mad for Science va in questa direzione: permette alle ragazze di lavorare negli anni del liceo e comprendere quella che potrebbe diventare una professione gradita".

Quali sono le principali criticità sui fondi per la ricerca ?

"La quantità di denaro che viene erogata in Italia è sicuramente insufficiente. Senza la rivisitazione dei sistemi di valutazione e di allocazione del denaro, inoltre, è altissimo il rischio che le risorse aggiuntive vengano spese male. C’è una parcellizzazione dei fondi che viene divisa fra competenze regionali e nazionali, vi sono vari ministeri che si occupano degli stessi ambiti di ricerca senza una visione centralizzata e strategica degli investimenti che possa rendere competitivo il Paese. Serve poi un massiccio investimento anche in ricerca fondamentale, di base, e una maggiore integrazione fra l’accademia e l’industria".