Domenica 14 Luglio 2024
SOFIA SPAGNOLI
Economia

Lo slogan aziendale sul petto non discrimina le donne. Il caso dei benzinai spagnoli

Alcune dipendenti si erano sentite troppo osservate dai clienti per la scritta all’altezza del seno

La scritta sul petto delle divise di Galp

La scritta sul petto delle divise di Galp

Imporre ai propri dipendenti un messaggio promozionale all’altezza del petto? Non è discriminatorio nei confronti delle dipendenti donne. Lo ha stabilito la Corte superiore di giustizia catalana, dando ragione alla Galp – compagnia petrolifera portoghese -, che a febbraio del 2020 era stata multata per 25mila euro proprio a causa di una divisa da lavoro e del suo contenuto promozionale. Ovvero la scritta “Chiedimi del carburante più avanzato sul mercato” stampigliata su davanti della maglietta che tutti i dipendenti sono tenuti a indossare e dunque sul seno per quanto riguarda le donne.

Discriminazione indiretta

La divisa secondo i sindacati aveva causato il disagio di alcune dipendenti, sentitesi osservate dai clienti. Da qui il ricorso all’Ispettorato del lavoro che, a sua volta, aveva chiesto e ottenuto la sanzione alla Galp per ‘discriminazione sessuale indiretta’ legata ovvero alla possibilità di non prevedere divise alternative per le donne che ovviassero a questo problema.

La sentenza

Una sanzione che nei giorni scorsi i magistrati della corte superiore di giustizia, due donne e un uomo, hanno cancellato, ritenendo che non vi sia un tentativo discriminatorio, perché le divise erano uguali per lavoratori e lavoratrici. In relazione al fatto che per leggere la frase si fosse obbligati a guardare il seno delle donne, il tribunale ha ritenuto che si tratti della stessa cosa che accade con il logo aziendale o il distintivo, presenti sulle comuni magliette. “È un giudizio morale il semplice fatto di ritenere che una grafica nella zona del torace costituisca di per sé, pretesa sessuale nelle lavoratrici e non nei lavoratori”, specifica infatti la sentenza, ora soggetta ad appello in Cassazione.

Vueling: rischia sanzione da 30mila euro

La sentenza di Galp ha alimentato in ogni caso in Spagna la discussione sulle divise da lavoro e le accuse di discriminazione. Un tema che ha coinvolto di recente anche Vueling, la compagnia aerea low cost spagnola, che rischia una sanzione da 30.000 euro per aver imposto alle assistenti di volo di indossare trucco e tacchi, requisiti che i colleghi uomini non devono ovviamente soddisfare. Una polemica che, partita da alcuni dipendenti della compagnia, è diventata un caso politico dopo la proposta di sanzione dell’Ispettorato del Lavoro catalano. Proposta che dovrà poi essere confermata o rigettata dal tribunale. La polemica nel frattempo si è fatta politica e ha coinvolto anche la ministra dell’industria sapagnola, Maria Jesus Montero che citando il caso in questione ha nei giorni scorsi ha ricordato come il governo stia lavorando a una legge sull’uguaglianza che eviti, tra le altre cose, qualunque tipo di “oggettificazione dell’immagine della donna sul lavoro”. Vueling, da par suo, assicura di star lavorando, insieme ai sindacati del personale di cabina, per la revisione della propria guida di stile alla ricerca di "un'immagine più inclusiva" nell'equipaggio rispetto al tipo di scarpe e specificando che secondo il proprio codice di condotta il trucco per le dipendenti donne oggi “è volontario”.

Ferrovial e il manuale d’immagine

C’è un precedente anche in questo caso, come riportato da El Pais, ed è il respingimento da parte della Suprema Corte di un ricorso presentato da Ferrovial, la multinazionale spagnola impegnata nella progettazione di infrastrutture di trasporto e servizi. L’azienda forniva difatti un manuale d'immagine con linee guida "relative all'uso di tinture per capelli, trucco e styling" rivolte esclusivamente alle dipendenti donne. L'Ispettorato del lavoro aveva proposto nel 2018 una multa di 25.001 euro, poi confermata dalla Generalitat della Catalogna. Sebbene la società abbia presentato ricorso, sia il tribunale del lavoro che la Corte suprema della Catalogna hanno respinto le sue richieste poiché "tale differenziazione rispetto ai lavoratori è ingiustificata". Il tema, insomma, è destinato ancora a far discutere.