Nel libro Comma 22 c’è la figura di un colonnello che, mentre gli altri fanno la guerra, precede tutti nelle città che saranno liberate nelle settimane successive e provvede ad affittare gli appartamenti migliori. Purtroppo, nel governo Conte non c’è stato niente del genere. E così si sta creando una sorta di paradosso quasi comico, comunque surreale. A causa dei danni della pandemia, sull’Italia sta piovendo una quantità di soldi mai vista (forse nemmeno durante in piano Marshall), ma nessuno sa bene che cosa farci. Il premier allora ha avuto l’idea di iniziare una vasta consultazione di parti sociali, dove si perderà del tempo e ognuno tirerà fuori i suoi chiodi fissi. Ci sono quelli che vogliono il ponte sullo stretto di Messina. Altri sono per allargare le scuole, altri ancora per sistemare gli argini dei fiumi. E naturalmente non mancano quelli che puntano sulla bonifica delle periferie urbane. Impressiona che, dopo ben due esperienze di governo, Conte non abbia maturato quali siano le cose più urgenti. D’altra parte, esiste una giustificazione per questa incertezza collettiva: le cose da fare, e a cui rimediare, sono talmente tante che scegliere è effettivamente difficile.

In effetti una cosa da fare esiste (e in parte si sta facendo): distribuire denaro, a pioggia. C’è una quantità di gente che non ha visto lo stipendio o non ha visto incassi perché non ha avuto clienti per almeno due mesi. I singoli cittadini, se non avevano buoni risparmi, sono un po’ alla canna del gas. Le attività commerciali e industriali rischiano addirittura di chiudere e di sparire per sempre. A tutto ciò si può rimediare solo con il denaro. Però va fatto in fretta. Rimane il problema, a questo punto, di un debito pubblico che salirà alle stelle e dal quale prima o poi bisognerà rientrare, almeno in parte. Anche in questo caso, sarebbe bene mettere qualcuno (Bankitalia?) a pensarci. Altrimenti, alla fine, presi dall’urgenza, si scoprirà che l’unica cosa possibile è una patrimoniale.