Giovani e lavoro
Giovani e lavoro

Roma, 7 gennaio 2016 - Tre cifre su tutte: il vero boom è quello degli over 50, che tra 2014 e 2015 hanno portato a casa 274mila posti di lavoro in più. Mentre nella fascia d’età 25-49 si hanno, nello stesso periodo, 98mila occupati in meno. E nella fascia d’età 25-34, si registrano 139mila disoccupati in meno ma 140mila inattivi in più: numeri che si compensano e che lasciano temere un passaggio diretto dal cercare lavoro alla rinuncia.

A dare una lettura più analitica e «critica» dell’ultima radiografia sul lavoro targata Istat è, su Facebook e Twitter, Francesco Seghezzi, analista di Adapt, che, in termini generali, scrive: «Cala la disoccupazione, che resta sopra la media europea. Ma tasso di occupazione a 56,4% è agli ultimi gradini nell'Unione europe». I numeri sul lavoro di novembre, dunque, non vanno male. E qualche segno positivo si registra anche per il moloch della disoccupazione giovanile. Ma se si fa lo scandaglio delle tabelle Istat si scoprono elementi che, soprattutto su base annua, rendono quantomeno più problematico il quadro. Aspetti sui quali si è concentrato Seghezzi nei suoi tweet che fanno le pulci alla vulgata più ottimistica sugli ultimi dati.

«Negli ultimi 3 mesi – scrive lo studioso – il saldo occupazione è di -12mila, con +88mila inattivi e -134mila disoccupati». Come dire: i numeri vanno guardati tutti e fino in fondo. Non solo. Anche l’euforia per il Jobs Act e il tempo indeterminato nuova versione va ridimensionata. «I contratti a tempo determinato - avvisa - crescono del 4,5%, quelli a tempo indeterminato dell’1% e nel 2015 sono +70mila». E «ogni contratto a tempo indeterminato è costato circa 25mila euro di sgravi fiscali». 
E se è vero che, «in un anno si sono avuti 206mila occupati in più, è altrettanto vero che nello stesso periodo vi sono stati anche 138mila inattivi in più». E se è «positivo l’aumento di 30mila occupati under 24, sono negativi i 37mila inattivi in più».
Conclusione di Seghezzi: «La situazione in sintesi pare tutt’altro che risolta, con stagnazione sostanziale degli occupati, e una crescita del tempo determinato».