Roma, 27 settembre 2018 - Sulla manovra finanziaria 2019 vince la linea Movimento 5 Stelle e Lega. Il governo ha raggiunto una intesa sul deficit per il 2019. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, fisserà nel Def l'asticella dell'indebitamento al 2,4% liberando 27 miliardi per la manovra. Riforma della legge Fornero, reddito e pensioni di cittadinanza, fondi per i risparmiatori colpiti dalle crisi bancarie, investimenti e calo delle tasse per gli autonomi arriveranno tutti nella legge di bilancio e saranno finanziati ricorrendo all'indebitamento. L'intesa è stata raggiunta nel vertice di governo prima del Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno la nota di aggiornamento del Def. Il rapporto deficit/pil sarà previsto al 2,4% nel 2019, 2020 e 2021.

"Accordo raggiunto con tutto il governo sul 2.4%. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento", hanno esultato i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in una nota congiunta. La manovra stanzierà "10 mld" di euro per il reddito di cittadinanza, "e rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l'impiego. Restituiamo futuro a 6 milioni e mezzo di persone", ha aggiunto Di Maio. "Ragazzi oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l'Italia!", ha scritto il vicepremier sul suo profilo Facebook. 

I ministri Cinque Stelle si sono affacciati al balcone di Palazzo Chigi per esultare verso la folla di parlamentari in piazza Colonna. "Ce l'abbiamo fatta. Noi siamo il cambiamento", ha ribadito Di Maio. Dimissioni di Tria? "No assolutamente", ha precisato. 

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Insomma, la resistenza del ministro dell'Economia non è bastata ad arginare la volontà politica comune delle due forze di governo, decise a portare a casa il risultato, una manovra espansiva che rappresenta una sfida aperta a Ue e mercati ma che fa esultare i parlamentari e militanti Cinquestelle in una vera e propria sfilata da Montecitorio a Palazzo Chigi. Secondo quanto trapelato Tria avrebbe tentato, fino all'ultimo, di tenere il punto su una linea di maggiore prudenza, quella del deficit all'1,9% del Pil, necessaria per assicurare la stabilità finanziaria. Ma sin dalle prime ore di riunione a Palazzo Chigi, il pressing delle forze di maggioranza è stato incessante.

Le risorse liberate dal deficit permetteranno infatti sia a Lega che a M5S di tenere fede alle rispettive promesse elettorali. Il partito di Matteo Salvini potrà quindi portare a casa il superamento della legge Fornero, bandiera anche dei Cinquestelle, consentendo l'uscita di "400mila" lavoratori per lasciare posto ai giovani, la flat tax per gli autonomi al 15%, la pace fiscale e più investimenti per scuole strade e Comuni. Luigi Di Maio potrà garantirsi invece 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, destinato a una platea di 6 milioni e mezzo di persone, e il via libera alla pensione di cittadinanza, oltre a 1,5 miliardi da destinare ai risparmiatori colpiti dai crack bancari.

Ma la trattativa potrebbe non essere così semplice. La reazione dell'Europa potrebbe rivelarsi dura, così come duro potrebbe essere già da domani mattina il giudizio dei mercati. Questi numeri, che non consentono minimamente né di continuare a fare scendere il debito né di "non peggiorare", come ha sempre predicato Tria, il saldo strutturale, il rischio è di andare anche allo scontro frontale con la Commissione europea. Bruxelles potrebbe rispedire indietro la manovra già a fine ottobre - mai successo finora a nessun Paese - qualora riscontrasse gravi violazioni delle regole. Anche le maggiori agenzie di rating come Standard & Poor's e Moodys, che avevano finora sospeso il giudizio sull'Italia, potrebbero infatti optare per un declassamento che potrebbe costare caro sul fronte della fiducia dei mercati.