Arturo Artom (ImagoE)
Arturo Artom (ImagoE)

Roma, 21 aprile 2019 - Nel debito dello Stato c'è un "buco nero" da 27 miliardi in tre anni. Ad accendere i riflettori su un aspetto meno conosciuto dei conti pubblici sono Arturo Artom e Carlo Cottarelli. Imprenditore vicino a Casaleggio e presidente di Confapri il primo, tecnico ex commissario alla spending review che ha anche sfiorato la poltrona di palazzo Chigi il secondo. Le loro ricette di politica economica sono assai diverse, Artom ha più volte incalzato il governo a continuare sulla via della politica espansiva concentrandosi però sulle aziende, mentre Cottarelli ha messo in guardia dal pericolo di scassare i conti pubblici invitando a ridurre il debito per non farsi bocciare, in primis, dai mercati. Ebbene, questi due signori sono concordi su una cosa: il Tesoro è poco trasparente su dove va a finire una fetta di debito pubblico.

Si tratta di una voce particolare, si chiama 'aggiornamento stock-flussi', e include voci come il costo dei derivati, le risorse necessarie per incrementare le riserve di liquidità o discrepanze statistiche. Negli ultimi anni questa voce ha oscillato mediamente attorno ai 15 miliardi l'anno solo che - sottolinea Cottarelli - “il Tesoro nei documenti programmatici ci dice poco su cosa ci sia dentro, dove vanno questi miliardi viene ricostruito solo a posteriori”. E questo “impedisce al Parlamento di sapere esattamente come si forma il debito”.

In questa “situazione dei conti pubblici, dove siamo a caccia di risorse ovunque - sottolinea Artom - è incredibile che nessuno parli di questo buco nero nel debito. Anche perché si tratta di 15-17 miliardi l'anno, più o meno quanto sono costati Reddito di cittadinanza e Quota 100, cioè un punto di Pil”. Aldilà del fatto che questi costi siano comprimibili o meno - sottolineano i due – “è una questione di trasparenza verso il Parlamento e verso la pubblica opinione. Insomma si sta a discutere di ogni zerovirgola del deficit e poi nessuno parla di questo aspetto opaco del debito pubblico?”.

Ma c'è di più. Mentre a dicembre il Documento programmatico di bilancio inviato alla Commissione europea riportava, alla voce aggiustamento stock-flussi – la cifra di 44,7 miliardi in tre anni (2019-2021), nel Documento di economia e Finanza il governo ha tagliato la stima a 27,6 miliardi. Cioè 17,1 miliardi in meno sui quali il Def non fornisce informazioni sufficienti a capire cosa sia cambiato nelle previsioni del governo. “Come mai? Forse il governo ha sottovalutato qualche voce? Dobbiamo aspettarci sorprese a fine anno?”, si chiedono i due. In ogni caso l'appello al governo e al ministero dell'Economia è quello di “fare chiarezza e sollevare il velo di opacità”. Intanto il fardello del nostro debito crescerà di 35,7 miliardi quest'anno, 42,3 nel 2020 e 41,2 nel 2021. Sarà sottostimato?