Mercoledì 24 Luglio 2024
ELISA SERAFINI
Economia

Ddl Affitti brevi: cedolare secca a rischio. I gestori: "Così si alimenta il nero"

Il decreto imporrà obblighi per turisti, proprietari e gestori. Diventerà attività imprenditoriale quella di chi possiede più di 3 immobili. I rischi e l'allarme delle associazioni

Roma, 7 settembre 2023 – Dopo mesi di attesa è stato condiviso il decreto di regolamentazione degli affitti brevi, sostenuto dal Governo Meloni e, in particolare, dalla ministra al Turismo, Daniela Santanchè.

Il Ddl affitti brevi
Il Ddl affitti brevi

L’industria degli affitti brevi è stata spesso tacciata di essere la responsabile del caro affitti, anche se mancano - al momento - evidenze scientifiche che provino il nesso causale, e il mondo accademico è ancora diviso su questo tema. In Italia ci sono 9,5 milioni di immobili inutilizzati e solo 640.000 sono inseriti nei circuiti di affitti brevi (1.5%) di queste, 200.000 sono gestiti da aziende. Il DDL Locazioni Turistiche prevede limitazioni e obblighi che riguarderanno proprietari, gestori e affittuari. Viene confermato l’obbligo di identificazione nazionale per gli immobili affittati tramite servizi di locazione turistica, e vengono stabiliti, tra gli altri, l’obbligo di avvio attività imprenditoriale per chi possiede più di tre immobili in locazione turistica. Si conferma la restrizione, richiesta esplicitamente da Federalberghi di introdurre un soggiorno minimo di due notti nei 14 comuni metropolitani, nei quali chi vorrà pernottare una notte dovrà andare in hotel, obbligatoriamente. La sanzione prevista, per chi viola questa regola, è di 5000 euro. La banca dati in cui verranno registrati gli affitti brevi si occupa anche di strutture ricettive in generale, e il codice identificativo CIN dovrà contenere il numero massimo di posti letto per ogni immobile. Non esporre il CIN per ogni annuncio costerà una sanzione da 500 a 5000 euro e l’immediata rimozione dell’annuncio. Non avere richiesto il CIN sarà sanzionato fino a 8000 euro. Il controllo e la sanzione spetteranno ai vigili comunali o alla polizia.

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All’articolo 3 viene inserita una limitazione per chi avrà la capacità di affittare, escludendo condannati a più di 3 anni, e mafiosi. Tra gli elementi più controversi, vi è la qualifica di imprenditore anche per chi assegna la gestione dei propri immobili a terzi, come le società di property management che occupano, oggi, oltre 30.000 professionisti. Il singolo proprietario perderebbe il diritto alla cedolare secca, incorrendo in una potenziale sanzione fino a 10.000 euro. Secondo Marco Celani, presidente dell’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi - AIGAB, che rappresenta 220 operatori, se questa interpretazione fosse confermata “centinaia di migliaia di proprietari dovrebbero aprire una Partita IVA solo per poter affittare i loro immobili, introducendo una discrasia enorme rispetto ai contratti 4+4. Sarebbe un enorme passo indietro rispetto all’introduzione della cedolare secca nel 2011 che ha contribuito a far emergere molto sommerso”.

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I provvedimenti impatterebbero in particolare nelle località turistiche, in cui spesso famiglie possiedono più immobili e non ci sono hotel. In quei contesti, conclude Celani, ”si tornerebbe dalle prenotazioni online tracciate agli affitti in nero, limitando il turismo ai conoscenti italiani rispetto alla capacità di attrazione di turismo straniero che i grandi portali offrono”.