Francesco Gerardi

BOLOGNA

L’ITALIA, si sa, è il paese dei contrasti. Anche nel campo tecnologico siamo una sorta di ossimoro fatto nazione, in cui convivono eccellenze assolute con ormai storiche arretratezze. Tra le eccellenze assolute, che quasi immancabilmente si annidano nelle pieghe della laboriosa e geniale provincia italiana, ad esempio c’è Flowing: una realtà che potrebbe benissimo essere figlia della Silicon Valley californiana e che invece è nata tra Romagna e Marche. Un’azienda tecnologica giovane e fatta di giovani che lavora nello sviluppo digitale e sta emergendo a grandi livelli non solo per i suoi risultati, ma anche per un’organizzazione e una filosofia aziendale decisamente innovative, basate sulla centralità delle persone e sulla condivisione delle conoscenze.

In Flowing (che non a caso in inglese significa ‘che fluisce’) il cosiddetto remote first, cioè il lavoro in remoto dei dipendenti, e la open governance – un’organizzazione aperta, come quella del colosso Spotify – sono assolutamente normali. Francesco Fullone, partner e socio di Flowing.

Come è nata la vostra realtà?

«Flowing è nata dalla recente fusione di due aziende tecnologiche complementari tra loro e che già lavoravano insieme da tempo: la romagnola Ideato e la marchigiana Extrategy, l’una focalizzata su sviluppo e infrastrutture e l’altra su design e mobile. La cosa interessante è che abbiamo mantenuto le caratteristiche uniche di entrambe».

Quali?

«Ideato ha sempre puntato sul lavoro in remoto, anche se non è facile da organizzare: i dipendenti potevano lavorare da ovunque volessero, senza dover essere presenti nella sede di Cesena. Negli anni è accaduto che ci fossero dipendenti che lavoravano dalla Tailandia, dalla Scozia o da Berlino. Extrategy invece si era organizzata con un modello di open governance».

L’innovazione non è quindi solo un campo professionale, ma anche la vostra essenza. Cosa piuttosto inusuale…

«Decisamente. Flowing si fonda su principi forti e lavora per le persone e con le persone. Vogliamo che chi è con noi sia autonomo e indipendente. Questo ci fa crescere di più. Pensi che recentemente alcuni dipendenti hanno costituito un gruppo di lavoro alle Canarie: per un mese hanno lavorato da lì. In più le nostre sedi sono co-working: cerchiamo di attirare talenti per costruire una rete sana di collaboratori. Finanziamo anche borse di studio sul machine learning con l’Università Politecnica delle Marche».

Cosa fate di preciso?

«Siamo una software house fortemente verticalizzata nello sviluppo di progetti tecnologici innovativi. Inoltre finanziamo startup che spaziano dal fintech al manifatturiero. Lavoriamo su ambiti anche molto diversi».

Qualche esempio?

«Sono tanti. Siamo socio di maggioranza relativa di DIS, che fa calzature a mano su misura, per cui abbiamo sviluppato la parte tecnologica: un totem con uno scanner 3D che permette di prendere la forma esatta del piede del cliente. Dal primo clic alla consegna in tutto il mondo passano 10 giorni. Oppure abbiamo contribuito alla nascita della fintech Soisy, il marketplace dei prestiti tra privati, autorizzata da Banca d’Italia e che ha vinto un sacco di premi negli ultimi tempi. O ancora, stiamo investendo su Emoj, startup un po’ fantascientifica che fa ‘neuromarketing’, ossia soluzioni che interpretano le emozioni del cliente quando si avvicina a un prodotto».

Senza contare le collaborazioni con grandi nomi.

«Sì, da Amazon a Unicredit, da eBay a Calciomercato.com e soprattutto Monrif.Net, da sempre pioniere dello sviluppo tecnologico nell’editoria, che ci ha scelti per realizzare QNLocal, la piattaforma editoriale distribuita. Una sfida notevole».